Non c’è errore più banale a New York, specialmente a Manhattan, che prendere un taxi in una giornata di pioggia e freddo, di quelle che vorresti startene solo a letto a guardare cartoni animati o film anni cinquanta a lieto fine. Lo so, ma capita che continui a ricadere nella stessa scellerata opzione soprattutto quando sono in ritardo, riuscendo così a triplicare i minuti della mia vergogna.

Capita così, soprattutto all’indomani delle elezioni, di iniziare una conversazione con il conducente (stranamente non impegnato a chiacchierare al cellulare) che mi chiede subito di dove sono. Dopo l’immancabile battuta su Berlusconi (ahimè), Joe (questo il nome del mio “compagno di viaggio”) risponde alla mia domanda sulla “disfatta” democratica dicendomi di essere contento perché lui è repubblicano. Ovviamente ha votato per Carl Paladino ed è scontento che a New York il Tea Party abbia fallito. Di Paladino, essendo lui cattolico, gli piaceva, prima di tutto, la posizione radicalmente anti abortista. “L’aborto e la ricerca sulle cellule staminali sono una vergogna”, dice riprendendo un refrain molto popolare. Capisco subito che avventurarmi nel tentativo di ribadire che quella cellula è solo “un’ipotesi di vita” e non una vera vita e che in America e nel mondo, non tutti sono cattolici e, dunque, i governi dovrebbero decidere “a prescindere” dai credo religiosi e solo per il bene comune, sarebbe una fatica inutile così gli chiedo se lui è a favore della pena di morte e del possesso libero di armi. Risponde affermativamente (in perfetta sintonia con le posizioni di Paladino e della stragrande maggioranza dei repubblicani) senza nemmeno un secondo di esitazione. “La libertà non può essere condizionata, dice, e se io voglio avere una pistola per difendermi, il governo non mi deve dare il permesso. Se, poi, non lo faccio fuori io un delinquente, allora è giusto che lo faccia qualcun altro, con la pena capitale”.

Ancora una volta non ribatto, sottolineando l’ovvia contraddizione di quella libertà assoluta che si pretende rispetto alle armi ma che si nega rispetto alla scelta di abortire. Nemmeno faccio notare che Dio non ha consegnato i comandamenti con delle “eccezioni” che consentano di ergersi a “giustiziatori” di altre vite. Vorrei nominare il nome di Dio perché Joe mi dice che va in chiesa tutte le domeniche ma capisco che lo nominerei invano. Comprendo anche che snocciolare qualche percentuale che spieghi come la pena di morte non abbia ridotto i crimini da nessuna parte e che, invece, il possesso di armi resti la via più facile per commettere un omicidio, sarebbe altrettanto inutile. Gli chiedo, invece, se lui si sentirebbe a suo agio in un bar dove servono alcol e si possono avere pistole e mi risponde “certo, a patto che ne abbia una anche io”. Sospiro, ringraziando che in città ci sia una legge severa che proibisce il porto d’armi abusivo, che il sindaco Bloomberg difende, con il pieno appoggio del capo della polizia, a spada tratta.

La mia meta si avvicina e, allora, chiedo a Joe se si aspetta davvero che i repubblicani cancellino la riforma sanitaria. “E’ la prima cosa che desidero”. Pago, gli do la mancia e gli auguro buona giornata.

Camminando sotto la pioggia mi chiedo quale sia il valore della vita per ciascuno di noi. Per me un bambino (vero, nato e che lo puoi stringere e abbracciare) che ha l’asma ha diritto ad avere un’assicurazione sanitaria. Per me il papà di quel bambino, se perde il lavoro, ha diritto ad un’assistenza sanitaria per sé e per la sua famiglia, perché sono essere umani, a prescindere dal conto in banca. Per me una donna che, dopo i 40 anni, deve obbligatoriamente fare una mammografia in un’ottica di prevenzione, deve poter fare quella mammografia gratuitamente. Senza se e senza ma. Perché una vita umana, vera, fatta di carne, ossa, capelli, mani e cuore che senti battere, merita rispetto sempre.

Mio padre mi ha insegnato il rispetto per gli altri. Cosa di cui, fra tante altre, gli sono grata.

Mia madre è una cattolica praticante ma ha votato, nel referendum, a favore dell’aborto e della ricerca sulle cellule staminali. Senza disturbare tanto Dio, che ha ben altro da fare.

Credo che le donne debbano avere il diritto di decidere sempre. Allo stesso tempo non auguro a nessuna di noi di trovarsi di fronte alla difficile scelta di dover abortire.

Ma, mi chiedo, come si possa essere contrari all’aborto e, allo stesso tempo, opporsi ad una riforma sanitaria che garantirebbe assistenza “anche” a quei bambini con piccole o grandi disfunzioni che fino a prima della legge sanitaria di Obama le assicurazioni potevano rifiutare?

Ho intervistato un giorno Maria Zuccarello. Maria è americana di genitori italiani. Da anni “sa” sulla sua pelle cosa significhi vivere in un paese senza copertura sanitaria avendo una disabilità. Se vi avanza del tempo, leggete il suo blog.