Il precariato danneggia la produttività dell’Italia. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi nel suo intervento durante il convegno dedicato all’economista Giorgio Fuà alla facoltà di economia all’Università di Ancona: “Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari si hanno effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”, ha dichiarato il Governatore. Nel nostro Paese “rimane diffusa l’occupazione irregolare stimata dall’Istat in circa il 12% del totale dell’unità di lavoro”. A privare i giovani del benessere “è l’inerzia, l’inazione sulla crescita del Paese che privilegia il passato rispetto al futuro”. Se gli indicatori internazionali dicono che “gli italiani sono mediamente ricchi” e “sono in gran parti soddisfatti delle loro condizioni”, ma gli stessi mostrano che “l’inazione ha costi immediati. La ricchezza – ha concluso Draghi – è il frutto di azioni e decisioni passati, mentre il Pil, legato alla produttività, è frutto di azioni e decisioni prese guardando al futuro”.

“Dobbiamo tornare a ragionare sulle scelte strategiche collettive, con una visione lunga – ha aggiunto il governatore della Banca d’Italia – Cultura, conoscenza, spirito innovativo sono i volani che proiettano nel futuro”. “La sfida, oggi e nei prossimi anni, è creare un ambiente istituzionale e normativo, un contesto civile, che coltivino quei valori, al tempo stesso rafforzando la coesione sociale”. Al termine del discorso, il numero uno di via Nazionale lancia un appello: “l’invito che rivolgo qui a voi, eredi della scuola di Ancona è questo: tornare a ragionare intorno alle strategie di sviluppo, a immaginare quali direzioni di progresso il nostro paese possa prendere”.

Il Governatore ha ricordato come la crescita del prodotto per abitante in Italia “si va riducendo da tre decenni”. Nel confronto con gli altri paesi europei, Draghi ha quindi evidenziato come nei primi dieci anni dell’Unione Europea (1998-2008) il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato del 24% in Italia, del 15% in Francia, mentre “è addirittura diminuito in Germania”. Differenze che, secondo Draghi, “riflettono i diversi andamenti alla produttività del lavoro. Nel decennio citato questa è aumentata del 22% in Germania, del 18% in Francia e solo del 3% in Italia”.

L’Italia rischia di “trovarsi di fronte a un bivio” tra stagnazione e crescita. Per Draghi gli effetti della recessione sulla struttura produttiva italiana “devono ancora essere valutati” e la “difficoltà dell’economia italiana di crescere e creare reddito non deve smettere di preoccuparci”. Per capire ”le difficoltà di crescita dell’Italia dobbiamo interrogarci sulle cause del deludente andamento della produttività”. Draghi ha citato anche dati che mostrano una “evidente perdita di competitività rispetto ai partner europei”. Riguardo al divario Nord-Sud, il governatore ha spiegato come sia da ritenersi falso che la diminuzione della crescita del prodotto per abitante “sia media di un Nord allineato al resto d’Europa e di un Centro-Sud in ritardo”.