Al teatro Valle, a Roma, ieri sera, ho provato un momento di autentica gioia: uno stralunato, ribaldo, mellifluo, sublime e atroce e commovente e travolgente, Fabrizio Gifuni, ha dato voce e corpo, per la regia di Giuseppe Bertolucci, alla rabbiosa eleganza con cui Carlo Emilio Gadda, racconta come e qualmente “il Bombetta andò al potere e vi si mantenne, lasciando che il paese andasse in completa rovina”. Il copione è tratto, oltre che dai diari di guerra, dalle pagine di “Eros e Priapo”(scritto nel 1945, pubblicato nel 1967), romanzo/referto che, utilizzando una lingua forbita fino allo spasimo, ritmata e contrastata da inserti vernacolari e duecenteschi e invenzioni beffarde, analizza la psicologia profonda del Duce, le sue tecniche di seduzione populista, la sua voracità, il suo narcisismo, la sua sfrenata libidine, per il potere, per le donne. E infine la sua intima, drammatica, mediocrità. E’ l’eros che degenera in Priapo, in smaccata esibizione di sé, quello che anima le gesta del “mascellone”. E gli italiani, carne da guerra, mal calzati e pigri e pasticcioni ma disponibili e perfino coraggiosi nel farsi ammazzare per nessuna idea, ricevono la loro dose di pietà. Ce n’è per tutti, di pietà, nell’empatico mondo della letteratura. Vinti e vincitori, vittime e assassini, servi e oppositori. E perfino per Lui, “il folle narcissico”, incapace di conoscere gli altri, né i suoi, né i nemici, “perché la pietra del paragone critico, in lui, è una smodata autolubido”.

Rideva, la platea, riconoscendo la nostra seconda dittatura, quest’altro ventennio, merdosetto e apparentemente figlio(degenere) della democrazia che i padri costituenti ci hanno conquistato e organizzato. Tutto il teatro, ultima ecclesia rimasta, a celebrare il dolore e il desiderio di riscatto dei laici, vibrava insieme all’attore/autore Gifuni, solo sul palcoscenico, come l’officiante di una cerimonia edificante.

Ho pensato: è bello amare i libri. Conoscerli. Saperli leggere. Saperli usare. E’ con la cultura che si resiste all’abominio di questo Paese degradato e incanaglito. Con la letteratura, il teatro, il cinema. La rabbia e l’arte. Ecco, sì… la rabbia e l’arte. Andate al Teatro Valle, a condividere un momento di felicità. Con gli altri. Fra simili. Fino al 14 novembre. Titolo: “L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro”.