Vogliono il permesso di soggiorno. Per ottenerlo sei immigrati da sabato sono su una gru del cantiere della metropolitana di Brescia. “Scenderemo soltanto quando il ministero dell’Interno si deciderà ad aprire una trattativa seria per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che a Brescia si sono visti respingere la domanda di sanatoria di colf e badanti presentata l’anno scorso”, spiega Jimmy, un immigrato di 25 anni che partecipa alla protesta. “Molti di noi hanno pagato migliaia di euro di contributi, ma ci siamo visti respingere la richiesta, senza nemmeno spiegarci il perché. E oltre al danno, la beffa: i soldi che abbiamo versato non ci verranno restituiti dallo Stato italiano”. Altra richiesta per loro irrinunciabile: “chiediamo il ripristino del presidio permanente in via Lupi di Toscana davanti all’ufficio unico per l’immigrazione della Prefettura, distrutto sabato pomeriggio dalle ruspe del Comune inviate dal vice sindaco leghista Fabio Rolfi”. Quel blitz ha scatenato le reazioni degli immigrati e la decisone di salire a più di trenta metri d’altezza da parte di sei di loro.

La situazione si è fatta ancor più difficile quando un corteo composto da almeno 500 persone, ha cercato di avvicinarsi alla gru dove erano appena saliti i sei. Cariche della Polizia, spintoni, urla e l’arresto di un manifestante. I sei sulla gru sono tutti giovani: hanno tra i 20 e i 30 anni e sono in Italia da una vita, ma sono costretti a inseguire il miraggio di una regolarizzazione che non arriva mai. Sono operai, artigiani, saldatori, costretti alla clandestinità e a lavorare in nero. Per loro è giunto un ultimatum da parte della giunta di centro destra: questa mattina il cantiere della metropolitana deve ripartire (in ballo ci sono penalità che il Comune deve pagare alla società appaltatrice dei lavori, per centinaia di migliaia di euro), la gru deve essere sgomberata,e i lavoratori devono essere messi nelle condizioni di rientrare nel cantiere e riprendere la loro opera.

Oggi si sono vissuti momenti di forte tensione quando alcuni poliziotti in borghese sono entrati senza preavviso nel cantiere, con gli immigrati che da su minacciavano di gettarsi nel vuoto se le forze dell’ordine avessero fatto ancora qualche passo. Alla fine, dalla Questura è giunto l’ordine di ripiegare e di far salire lassù in cima alla gru, un ragazzo di 25 anni Mohammad, che in questi giorni rappresenta gli immigrati in lotta per ottenere il permesso di soggiorno, e stavolta con una nuova proposta: un presidio temporaneo concesso dall’amministrazione comunale in uno spazio cittadino a poche centinaia di metri dal cantiere e, in aggiunta, un tavolo per esaminare le problematiche relative ai permessi di soggiorno. Dopo più di un’ora di trattativa, il ragazzo è sceso dalla gru comunicando la decisone dei sei: “niente accordi al ribasso, non si scende e si continua la lotta, puntando a un incontro con il ministro dell’Interno Roberto Maroni”. Lui è preoccupato per i suoi amici: “bisogna fare presto – ci dice – siamo allo stremo delle forze ed esasperati. Alcuni minacciano di gettarsi se la Polizia sale sulla gru, o se vengono allontanati i loro amici che seguono la situazione e non li mollano nemmeno per un istante”.

Il rischio è concreto: se succedesse loro qualcosa, in tutto il quartiere esploderebbe la rabbia degli immigrati. Uno di loro si avvicina alla troupe di AlJazera e dice: “Se la Polizia dovesse salire, noi entriamo con loro, per difendere i nostri amici, ma se dovesse accadere loro qualcosa, diamo fuoco a tutti i negozi del quartiere”.

Due dei ragazzi saliti sulla gru, hanno la febbre alta ma non se la sentono proprio di abbandonare la piattaforma sospesa sopra una città che non fa mancare gesti di solidarietà. Ieri ad esempio servivano vestiti e coperte perché quelle cha avevano erano fradici per la pioggia e il vento di questi giorni, in pochi minuti sono stati recuperati vestiti e generi di conforto. Perché sotto la gru nel quartiere multietnico del Carmine, da cinque giorni non ci sono solo centinaia di immigrati e i militanti del comitato “Diritti per Tutti”, o i sindacalisti della Cgil, ma anche molti bresciani che si fermano per portare la loro solidarietà, con una parola, con un gesto concreto: è partita, infatti, una vera e propria gara di solidarietà.

Alcuni ristoranti hanno offerto la loro disponibilità per rifornire di generi alimentari i sei immigrati, così come alcuni residenti hanno portato cerate, giubbotti e indumenti per combattere il freddo. Qualcuno di loro ha perfino pensato di creare quella che è stata subito ribattezzata “cassa di resistenza”: contributi in danaro che vengono raccolti da un gruppo che si é autodefinito di appoggio logistico, per aiutare i sei che da non hanno più un lavoro. Intanto gli immigrati fanno sapere che non intendono fermare la loro protesta e rilanciano la loro lotta con una mobilitazione permanente : per sabato é previsto un corteo per le vie del centro che si preannuncia carico di tensione, dopo lo sgombero e le cariche della polizia di pochi giorni fa.

di Leonardo Piccini