Berlusconi ha cinque giorni, non attenderemo oltre”. Suonano come un preavviso al governo le parole pronunciate nel pomeriggio dal coordinatore Fli, Adolfo Urso. Affermazioni che rendono l’idea dell’equilibrio precario su cui poggia l’esecutivo. In serata, a Palazzo Grazioli, il premier incontra il leader del Carroccio, Umberto Bossi. Il vertice dura un’ora. Poi un comunicato stampa (“Avanti con l’azione di governo per realizzare i 5 punti delle riforme presentati in Parlamento”) e le dichiarazioni del senatur: “Dobbiamo andare a vanti a governare e portare a casa i provvedimenti, a cominciare dal federalismo” . Agli scontri interni si aggiungono le accuse delle opposizioni sul caso Ruby, anche oggi al centro della giornata politica.

E’ lo stesso Silvio Berlusconi a mettere sé stesso al centro dell’agenda. In mattinata, durante un intervento alla Fiera del ciclo e del motociclo di Rho (Milano), il premier si lascia andare a una battuta di dubbio gusto: “Meglio essere appassionato delle belle ragazze che gay”. Ed è subito caos. L’Italia dei Valori, di cui Grillini è il responsabile per i diritti civili, ha annunciato che andrà a contestare pubblicamente il presidente del Consiglio quando aprirà i lavori della Conferenza sulla famiglia in programma dall’8 al 10 novembre a Milano. Indignate le associazioni e le comunità gay italiane: “La battuta di Berlusconi nasconde la sua difficoltà di queste ore sulla vicenda Ruby”, afferma Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia e storico esponente di Arcigay. “Spero che in questo momento i gay di questo Paese, che siano di destra o di sinistra, abbiano un sussulto, perché un Presidente del Consiglio di questo tipo non è davvero degno di guidare l’Italia”. Nel frattempo la protesta si sposta anche sul web, su Facebook qualcuno crea il profilo “Meglio gay che Silvio Berlusconi”. Una pagina, in cui il premier viene ritratto insieme al leader libico Gheddafi e che in poche ore raggiunge migliaia di sostenitori.

Ma il premier deve difendersi anche dagli esponenti della maggioranza. “Berlusconi ha cinque giorni, non attenderemo oltre”, dice il coordinatore Fli, Adolfo Urso. Mentre nel pomeriggio si fanno sempre più forti le voci su un possibile appoggio esterno al governo da parte del partito di Fini. E come spiega Urso: “Alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni ci attendiamo risposte politiche che chiediamo da mesi. Giovedì ci sarà la direzione nazionale del Pdl, la seconda da quando è nato. Da mesi attendiamo risposte a problemi che abbiamo posto, risposte che non sono mai giunte”, chiarisce Urso. Anche Italo Bocchino dice la sua, e bacchetta il premier: “Il governo deve governare. Se Berlusconi non è in condizioni di farlo, lo dica al Paese, ai suoi alleati, al Parlamento. Non ci tengo a sostenere un governo che non si occupa dei problemi degli italiani”.

L’opposizione non sta a guardare, da Sel a Idv passando per il Pd, il coro è unanime: “Stop al governo Berlusconi”. Il leader Sel, Nichy Vendola, dal suo sito lancia un videomessaggio al premier: “Caro presidente Berlusconi, il tempo delle barzellette è finito. Non perché noi di sinistra non sappiamo ridere, ma perché il tuo umorismo, il tuo avanspettacolo continuo, il tuo teatro della virilità, mettono tristezza, sembrano i titoli di coda di un film finito male, vengono percepiti come comportamenti insieme smodati e patetici”. Il leader del Pd, Pierluigi Bersani, dichiara: “Dal punto di vista morale Berlusconi porta il Paese a una regressione paurosa. I gay sono da disprezzare; le donne sono il dopolavoro del maschio e per le minorenni si ragiona così: le salvo dalla polizia per salvare me stesso e dopo le rimetto sulla strada”. Poi critica tutto il governo: “Se la prendono con i gay e le donne, ma domani ne avranno per gli zingari e gli immigrati. Tutte le idee più becere verranno chiamate a raccolta per difendere la casamatta”. Bersani parla di secondo tempo del berlusconismo: “Difendersi chiamando all’appello tutti gli istinti meno presentabili: è questo il secondo tempo del berlusconismo”. Ancora più dure le parole usate dai dipietristi: “Le indecenze di Berlusconi stanno causando irreparabili danni di immagine all’Italia”. Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato, aggiunge: “Un presidente del Consiglio non può muoversi tra frequentazioni indegne, bugie vergognose, abusi di potere e dichiarazioni da golpista. La parola deve tornare agli elettori, che hanno il diritto di essere rappresentati da un premier serio e responsabile”.