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Grazie per avermi salvato la vita”. Con queste parole, guardandolo negli occhi il vecchio Leon Russell ha espresso a Elton John la sua gratitudine.

Ma dietro a un’affermazione così forte e sincera c’è anche una reciproca mutualità. Elton John ha ridato speranza a Leon, non solo artistica, ma anche economica e di serenità e quest’ultimo ha ridato un senso alla musica di Elton John.

Best part of the day

Si erano conosciuti 40 anni fa. Leon Russell era all’apice della sua parabola, suonava nei dischi di Sinatra come in quelli dei Beach Boys, di Eric Clapton, come in quelli di Bob Dylan, accompagnava la voce di Joe Cocker e dirigeva il suono per il Concerto del Bangladesh di George Harrison.

Elton John era appena sbarcato in America per cercare di dare avvio alla sua carriera in terra americana e doveva aprire il concerto di Russell, di cui era grande ammiratore, al Fillmore East, il tempio rock di New York.

Dopo quella sera non si erano più visti, nel frattempo Elton John ha venduto oltre 250 milioni di dischi, mentre Leon Russell è entrato nel cono d’ombra dei reduci del rock, fino a una mattina di pochi mesi fa.

Dal Sudafrica Elton John ha chiamato il “cappellaio pazzo dell’Oklahoma” proponendogli di realizzare un disco insieme. “40 anni fa ascoltandoti, ha esordito, hai dato un senso alla mia musica, adesso è giunto il momento di ridare un senso alla tua”.

There’s no tomorrow

In sala di registrazione accompagnati dalle chitarre di Marc Ribot, la batteria di Jim Keltner e il basso di Don Was, praticamente il meglio del meglio, c’erano questi due pianoforti, uno di fronte all’altro e quattro mani. Due morbide, due ancora funamboliche inseguivano note su note.

A dream come true

Ne è venuto fuori un disco: “The Union” che sa tanto di anni 70, un disco fatto in libertà e per il gusto di fare musica, due modi diversi di suonare, quello più gospel e soul di Russell e quello più pop ed europeo di Elton John. Un disco che più di “unione” sa tanto di “fusione”.

In sala tanti amici sono andati a trovarli, Dylan, Mc Cartney e Ringo, Brian Wilson e Neil Young che si è anche fermato a cantare questo pezzo, uno dei più intensi dell’album, tutto incentrato sulla più famosa battaglia della Guerra di Secessione.

Gone to Shiloh

Per la realizzazione tecnica grazie a Cristiano Ghidotti di www.pianetarock.it