di Walter Medolla*

Ha lo sguardo semplice di chi ti guarda dritto negli occhi senza minaccia. Favour ha ventisei anni, e già tre figli. Manuel, l’ultimo, è nato a Napoli e non ha nemmeno dodici mesi. Quando è partita dal suo villaggio, a sud della Nigeria, le hanno promesso un lavoro redditizio da badante.

Quei 7.798.950,00 naira – circa 45mila euro – che le avrebbero prestato per il viaggio verso l’Italia, sarebbero stati, così le avevano assicurato, un po’ alla volta trattenuti dal suo stipendio. Favour accettò.

Prima di partire firmò qualcosa che assomigliava a un contratto. Poi ci fu il rito. Il voodoo. «Entrai nella capanna del capovillaggio. Era tutto buio, c’era solo una torcia accesa – racconta con il suo italiano stentato -. Mi tagliarono tre ciocche di capelli e le misero in una scodella di legno, mescolandole col mio sangue mestruale. Avevo paura». Un sortilegio legato a tradizioni secolari, alle antiche credenze di magia nera che come un macigno grava su quelle culture da millenni.

In Italia è arrivata dopo un viaggio durato più di 5 mesi.

Ha attraversato quasi tutta l’Africa occidentale prima di sbarcare in Spagna, via Marocco, e poi attraversando la Francia in un camion per trasporto di frutta e ortaggi, è arrivata in Italia.

A Milano ha vissuto in una casa con cinque sue connazionali e una madame, una specie di carceriera. Di sera, mai prima delle otto, veniva accompagnata a bordo di un Fiorino lungo le vie del centro. Passavano a riprenderla quasi all’alba. Prima di permetterle di salire, contavano l’incasso della nottata.

Ce l’ha fatta per sei mesi; poi ha deciso di scappare, di piantarla, di chiudere i conti con quella vita dolorosa.

Ha infilato l’ingresso del primo commissariato che le è capitato e ha denunciato i suoi aguzzini, italiani e nigeriani, consentendo alla polizia di arrestare otto persone per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Favour ha beneficiato della protezione dello Stato. Le ragazze che con coraggio decidono di chiamarsi fuori dal giro vengono affidate a strutture di accoglienza che le avviano al lavoro, avviando un lungo processo di “reinserimento nella società”.

Il permesso di soggiorno – della durata di un anno – viene rilasciato per motivi umanitari: sia per chi denuncia i propri sfruttatori, sia per chi vuole, semplicemente, lasciarsi alla spalle le notti sul marciapiede.

Ogni anno circa 100.000 ragazze, secondo stime diffuse dalla Caritas, vengono ridotte in schiavitù. La maggior parte di loro, circa il 40 %, proviene dall’est Europa e dai paesi africani. I loro rapitori sono, per lo più, rumeni, macedoni e nigeriani.

Favour è stata coraggiosa, ha deciso di intraprendere da sola un percorso lungo e difficile. Il furgone Fiorino è sigillato in un passato per fortuna sepolto. Il suo presente si chiama Manuel. E il suo futuro è l’Italia, dove spera di trovare, finalmente, una vita normale.

* Caporedattore Comunicare il sociale
Strozzatecitutti.info