Frizzi e lazzi, bonbon e cotillons, il tutto innaffiato da una generosa manciata di melliflue affettuosità: è il leit motiv dell’ultima puntata di “Victor Victoria“, tele-magione notturna di Victoria Cabello che nella serata di ieri ha ospitato la prima cittadina di Milano, Letizia Moratti.

Proprio ieri lo show della Cabello festeggiava le cento puntate, ma non è peregrina l’ipotesi che allo scoppiettante party l’autorevole Letizia, giunta al veglioncino con una mise tigrata e con un opulento vassoio di dolciumi, sia stata invitata per solennizzare un evento particolarmente a cuore della conduttrice: il placet alla permanenza del gigantesco dito medio marmoreo (altrimenti detto “L.O.V.E.”), realizzato da Maurizio Cattelan e ubicato in piazza Affari, esattamente di fronte a Palazzo di Mezzanotte, la sede storica della borsa milanese.

La decisione della giunta comunale capeggiata dalla Moratti è arrivata dopo una raffica di polemiche e di velati ricatti, ma, deo gratias, è giunto il confortante happy end proprio ieri.

Per una coincidenza barbina, però, il miliardario artista padovano, ormai di casa a New York e pupillo indiscusso dell’imprenditore Francois Pinault (proprietario della catena di vendita e di produzione dei beni di lusso PPR ), è stato anche il compagno di vita per anni della Cabello. Ma forse quel trionfo di salamelecchi e di smancerie è imputabile ad una sincera simpatia tra la Cabello e la Moratti, senza dover scomodare la riciclata e noiosa espressione del “conflitto d’interesse” che ormai è una seconda pelle di questa repubblichetta allo sbando.

Dopotutto, già sei anni fa, la sua celebre “opera choc” immortalante tre bambini di gomma impiccati in piazza XXIV Maggio, a Milano, fu benedetta e sponsorizzata da Forza Italia, nonchè dalla famiglia di sarti Trussardi. Ora il Pdl continua la sua tradizione di apprezzamento dell’insondabile arte di Cattelan, che con quel simbolo pregno di metasignificati avrà reso felice anche il clan del senatur e avrà riscattato intimamente il sindaco di Adro.

L’irrimediabile è diventato sistema – scriveva il filosofo romeno Emil Cioran nel suo “Sommario di decomposizione” – anzi è diventato esibizione, esposto come qualsiasi articolo in commercio, vera manifattura di angosce. Il pubblico se ne avvale; il nichilismo da boulevard e l’amarezza degli sfaccendati se ne pascono”.