PARIGI – Da anni la stampa francese è in crisi, ormai endemica. Ma Parigi non intende rassegnarsi. I maggiori quotidiani stanno per lanciare una piattaforma comune per vendere online numeri in Pdf, abbonamenti o singoli articoli: è il cosiddetto «kiosque numérique», un’edicola digitale. Intanto dagli Stati Uniti si importa il modello del giornalismo on demand, la possibilità per i lettori, cliccando su siti specifici, di finanziare direttamente inchieste di giornalisti, perlopiù freelance.

Cominciamo dall’edicola digitale. Si sono messi insieme quotidiani di tipo (e orientamento politico) diversi: Le Figaro, Libération, Les Echos, Aujourd’hui en France (l’edizione nazionale del Parisien) e L’Equipe. Le Monde sta aspettando di terminare la sua delicata ricapitalizzazione (che l’ha salvato dalla bancarotta) per aderire al club. Il gruppo sta elaborando una piattaforma comune, una sorta di alternativa a Google News, dove agli internauti si offrirà una scelta di articoli gratis, ma il grosso dovrà essere comprato, al pari di interi numeri in Pdf o varie forme di abbonamento. Il tutto potrà essere scaricato sul Pc, su iPad o sul telefonino. Quest’edicola digitale dovrebbe concretizzarsi entro la fine dell’anno. Ma, intanto, dallo scorso 22 settembre ne è già in funzione una per i quotidiani regionali. Sono 31 i giornali che si sono associati al progetto. In questo caso si compra una copia intera, per 79 centesimi (una cifra, quindi, inferiore a quella proposta nelle edicole «vere»). Si può scaricare solo su iPad (Apple incassa il 30%). Oltre che dalla federazione della stampa regionale, la piattaforma è stata finanziata dalla Cassa dei depositi. Insomma, dai contributi pubblici.

Altra novità interessante, sempre in un’ottica “salva giornalismo”. Nei giorni scorsi è stato presentato Jaimelinfo.fr (come dire, j’aime l’information, “mi piace l’informazione”), dove editori, giornalisti e bloggers potranno raccogliere fondi fra gli internauti per finanziare proprie inchieste, ma anche progetti più strutturati, come la creazione di una rubrica permanente. Il progetto, che sarà operativo dal gennaio 2011, è stato sviluppato da Rue89, uno dei siti d’informazione indipendenti francesi (creato da quattro ex giornalisti di Libération) ad avere avuto più successo. Jaimelinfo.fr è nato anche grazie a una sovvenzione pubblica, 130mila euro forniti dal sottosegretario dell’economia digitale. Non solo: le donazioni degli internauti potranno essere detratte dalla dichiarazione dei redditi, almeno fino al 66% della cifra pagata. Invece, già dal 27 ottobre entrerà in funzione glifpix.fr, più simile al modello Usa di giornalismo on demand, quello di spot.us. E’ un sito creato nel 2008 e che da allora ha consentito il finanziamento di 101 inchieste, tra cui una, pubblicata nel 2009 sul New York Times, che fece assai scalpore, sull’isola di plastica galleggiante che si è formata, a causa dell’inquinamento, nella parte nord dell’oceano Pacifico. Come su spot.us, solo i giornalisti professionisti potranno chiedere un contributo. E per pezzi specifici.

La Francia è forse il laboratorio principale in Europa per queste nuove forme di giornalismo on line. Dopo la nascita, nel 2007, di Rue89, altri siti indipendenti d’informazione hanno visto la luce, come Mediapart, Slate France e Le Post. Nonostante lo scetticismo iniziale e la crisi economica scoppiata nel frattempo, Rue89 e Mediapart dovrebbero raggiungere il pareggio nei propri conti finanziari a partire dall’anno prossimo. Il 40% del fatturato di Rue89 è rappresentato, però, dai corsi di formazione di giornalismo su internet e dalla creazione di nuovi siti. I tradizionali quotidiani su carta, invece, in Francia sono globalmente in crisi e, in più casi, sono stati salvati solo grazie all’intervento di imprenditori “mecenati”, vedi il terzetto Pierre Bergé, Matthieu Pigasse e Xavier Niel, che nell’estate ha sottratto a fallimento sicuro il prestigioso Le Monde.