Las Vegas. Quasi 200 mila persone senza lavoro. Una casa su sette, nello scorso luglio, era a rischio pignoramento. Un declino, continuo, inarrestabile, nei consumi, nelle vendite di immobili (meno 20%), nei redditi. Cresce il numero dei poveri, così come quello della gente che usa i buoni pasto (più 31%). Il Nevada è lo Stato americano dove la crisi si è scatenata con più violenza. Il Nevada è lo Stato dove si gioca una delle partite più importanti per il futuro del governo federale.

La partita ha soprattutto un protagonista, Harry Reid, che alle prossime elezioni chiede di essere rieletto al Senato per la quinta volta. La sua rivale, questa volta, è la teocon repubblicana Sharron Angle, che nei suoi spot elettorali accusa Reid di tutto: di aver votato per assicurare benefici sociali agli immigrati illegali; di aver trasformato il governo federale in un carrozzone costoso e inutile. Reid, capogruppo democratico al Senato, l’uomo su cui Obama ha potuto contare per far votare la sua riforma della sanità, ha sinora risposto accusando la Angle di essere “un’ultra-reazionaria pericolosa per il Nevada”. Ma l’aggressività della Angle lo ha messo alle strette. Lui, politico schivo e scarsamente comunicativo, porta con sé una colpa che molti non sembrano perdonargli, in queste elezioni che sono il trionfo della reazione anti-élites. Reid è al Congresso da 23 anni. Reid è l’élite di Washington.

“Eppure non c’è nessuno che abbia fatto tanto come lui per il Nevada”. Lo racconta Raul Estefan, incontrato durante il turno serale al ristorante di Harrah’s, uno dei grandi casinò sulla Strip di Las Vegas. E’ lunedì sera, ma la città, soprattutto le sue sale da gioco, sono inondate di gente. Il rumore assordante delle band, dei tanti karaoke e del traffico si confonde al mare di luce che si sprigiona ovunque per strada. Eppure, nonostante la concitazione, la crisi ha colpito anche l’industria del turismo e del gioco d’azzardo. I grandi alberghi, il Flamingo, il Rio, l’Imperial, affittano le proprie stanze per 25 dollari a notte; un modo per attirare i turisti e agganciarli a macchinette e tavoli da poker. “La legge di stimoli economici di Obama ha portato tanti soldi in Nevada. E questo, grazie a Reid”, spiega ancora Raul, che fa il cameriere, e che sopra la giacca bianca porta il distintivo del suo sindacato, l’Union 266.

In effetti, Reid è riuscito negli ultimi mesi a trasferire in Nevada 1,5 milioni di dollari per il Medicaid, fondi per l’educazione e i trasporti, 35 milioni per i proprietari di casa che non riescono a pagare il mutuo, 13 milioni in aiuti per la piccola impresa. Questo torrente di finanziamenti è solo l’ultimo episodio di una storia che dura da almeno 40 anni, e che ha portato al pompaggio di milioni in Nevada per trasformare questo pezzo arido d’America in una mecca del turismo e delle strutture per pensionati. La storia è andata avanti, felice, fino a due anni fa, quando il fallimento della Silver State Bank si è portato dietro il crollo dell’intero sistema. “Eravamo arrivati così in alto, che la caduta è stata disastrosa”, ha detto di recente Reid.

Il Nevada ora attende il rilancio, e lo attende dall’unico soggetto in grado di offrirglielo: Washington. Qui l’86% del territorio è controllato governo federale e l’azione di politici come Reid ha abituato la gente al ruolo centrale dello Stato nell’economia. Ma il rilancio non arriva, disoccupazione e povertà crescono, e il perdurare della crisi alimenta rabbia e frustrazione. “Harry, compito del governo non è creare posti di lavoro, ma mettere i privati in condizione di creare lavoro”, ha detto Sharron Angle a Reid durante un dibattito televisivo. Lui, umili origini, figlio di un minatore, cresciuto nel mito del New Deal di Roosevelt, continua a promettere che “con Reid a Washington, il Nevada sarà servito”. Ma lo scontro, Reid-Angle, interventismoliberismo, è diventato lo scontro tra due diversi modi di intendere ruolo e limiti del futuro governo americano.

di Roberto Festa, inviato negli Stati Uniti

Una collaborazione Il Fatto e Dust