La Sharia, “diventata ormai legge in America”. Gli ispanici, “così simili fisicamente agli asiatici”. La famiglia, “in cui un genitore deve restare a casa con i figli, mentre l’altro lavora”. Con opinioni come queste Sharron Angle, candidata repubblicana al Senato in Nevada, è diventata uno tra i politici più in vista d’America, ed è ora pronta a mettere seriamente in discussione l’egemonia sullo Stato del vecchio senatore democratico Harry Reid.

Il Nevada è una terra di montagne e deserti. Ci vivono tre milioni di persone, concentrate soprattutto nella “Sin City”, Las Vegas. Sinora questa immensa distesa arida era conosciuta agli americani per le case da gioco, i bordelli legali, i matrimoni e i divorzi facili (un modo per attirare gente dalla vicina California. Tutto ciò che è proibito in California, è permesso in Nevada). In tempi di furori populistici, il Nevada si è anche trasformato in un laboratorio della destra radicale e cristiana. Molto dipende da questa ex-insegnante 61enne, Sharron Angle, figlia di un militare, peone repubblicano, invisa all’élite alto-borghese del suo stesso partito (all’Assemblea legislativa del Nevada, era conosciuta come “Mrs. No”. Votava contro quasi tutto).

Tenacia e idee chiare hanno alla fine premiato Sharron. Sbaragliata la rivale alle primarie repubblicane (si chiamava Sue Lowden, donna d’affari alta, bionda, elegante. Tutto il contrario di Sharron: piccola, i capelli tinti di rosso perennemente scarmigliati, il foulard a stelle e strisce sul tailleur blu), la Angle si è gettata senza paura nella battaglia per il Senato. In uno spot elettorale, per denunciare l’immigrazione illegale, mostra tre uomini barbuti che cercano di passare il confine, mentre un gruppo di giovani festeggia inconsapevole del pericolo la laurea (i ragazzi sono tutti bianchi, gli illegali hanno indubbie fattezze ispaniche). In visita a una scuola di latinos, si lascia andare a una battuta: “Alcuni di voi mi sembrano orientali” (una ragazzina esclama: “Odio quella donna”). Sollecitata a intervenire sul tema dei musulmani in America, la Angle spiega che la Sharia “è diventata legge” in aree del Michigan e del Texas. Il tutto ampiamente condito da continui appelli ai tagli: alle tasse, al Social Security, al Medicaid, a sussidi e indennità vari.

E’ però in tema di religione che “Mrs. No” dà il meglio. A una rete televisiva cristiana spiega di essere stata chiamata alla politica direttamente da Dio. Battista convinta, si dichiara contraria all’aborto, anche in caso di stupro e pericolo di morte per la donna, e vuole il finanziamento statale delle scuole religiose. Secondo la Angle, Thomas Jefferson e i padri fondatori non hanno mai postulato la separazione tra Stato e Chiesa, “ma pensavano di proteggere la Chiesa dalle ingerenze dello Stato”. Nella sua foga millenaristica e antistatale, alcuni ravvisano le idee del Ricostruzionismo cristiano, un movimento fondato negli anni Sessanta che vuole il ritorno dell’America al governo della Bibbia. La Angle ha fatto parte sino al 1997 dell’Independent American Party, una formazione politica della destra radicale ispirata al Ricostruzionismo, i cui accenti eversivi sono rintracciabili in alcune dichiarazioni recenti della candidata: “Se il Congresso continua su questa strada, la gente può davvero rivolgersi al secondo emendamento”. Quindi, alle armi.

E’ con questa ideologia pro-gun, potentemente anti-statale e cristiana, che la Angle è diventata la paladina del Tea Party. Con questo appello in grado di smuovere le masse popolari è riuscita ad agganciare l’élite repubblicana che vuole mettere il cappello sulla rivolta populistica del Tea Party. Gran parte dei 14 milioni di dollari raccolti dalla Angle nell’ultimo trimestre vengono da fuori dei confini del Nevada. Troppo appetibile, per i conservatori di tutta America, l’idea di far fuori Harry Reid, rivale della Angle, attuale senatore del Nevada, capogruppo al Senato e obbediente esecutore delle riforme di Barack Obama: sanità, finanza. Oltre ai conservatori d’America, la Angle ha comunque un altro potentissimo alleato: il tasso di disoccupazione, che in Nevada ha raggiunto quasi il 15%. Il più alto di tutto il Paese.

di Roberto Festa – inviato negli Stati Uniti

Una collaborazione Il Fatto e Dust