Prima di iniziare questo post vorrei fare una premessa. Il mio interesse per la cronaca nera è mediamente molto basso e la sovraesposizione mediatica, dal caso Cogne al recente “giallo di Avetrana”, genera in me una reazione ancora più distaccata verso questo genere di notizie.

L’altra sera a “L’Ultima Parola” su Raidue, il programma condotto da Gianluigi Paragone, si è parlato del caso Scazzi. Apprezzabile il tentativo di Paragone di affrontare il tema concentrandosi sull’analisi della morbosità mediatica ed evitando di sezionare “secondo per secondo i dieci/quindici minuti di buco” come ha fatto il suo collega a Porta a Porta pochi giorni prima (video).

Dagli studi di via Mecenate, del Centro di Produzione Tv Rai di Milano, Paragone dibatte con: Vittorio Sgarbi, Maurizio Belpietro, Monica Setta, Massimo Bernardini e altri ospiti, mentre in collegamento estero da Avetrana c’è la giornalista de “ilFatto” Sandra Amurri.

Nel suo intervento la Amurri critica fortemente un certo modo di fare giornalismo e, nello specifico, cita un articolo dell’ultimo numero di Panorama dal titolo “LA CASA DEGLI ORRORI”, a firma di Giacomo Amadori il quale, riportando una presunta diceria circolante nel paese di Avetrana, accenna a un torbido rapporto incestuoso tra Sarah e lo zio Michele Misseri ed aggiunge a mò di scoop:

“E, tra le mille verità incontrollate che si intrecciano nel paesino pugliese, l’ultima vuole che Sarah fosse incinta da mesi. Forse proprio di…”.

Ma Sandra Amurri non ci sta. “Una notizia con un FORSE non è una notizia – sottolinea la giornalista, sollevando una sacrosanta critica al periodico – perchè la notizia è qualcosa che un giornalista ha il dovere di verificare alla fonte prima di scriverla, poi ha il dovere di darla”.

Di parere diametralmente opposto invece sono Sgarbi e Belpietro (secondo cui “queste storie fanno vendere”), che difendono l’operato di Panorama e che, tra urla e sghignazzi, prendono in giro a più riprese la Amurri, senza che Paragone batta ciglio e, in qualità di “padrone di casa”, si prenda la briga di tutelare quel subdolo linciaggio ai danni della giornalista.

Lo scempio mediatico prosegue secondo il solito registro e si conclude con le urla di Sgarbi, che ovviamente coinvolge nel suo turpiloquio il “Fatto Quotidiano“.

Anche in questa occasione, con il suo circo degli orrori, “L’Ultima Parola” vince in retromarcia.