Titoli di testa. Lo stabile di un quartiere un tempo rispettabile è amministrato da un poco di buono che permette soprusi di ogni genere ai danni degli inquilini: il suo compito è far colare a picco il valore dell’edificio, togliendo di mezzo chi cerca di opporsi, per favorire gli interessi personali del suo capo che trama nell’ombra attorniato da modelle coperte solo dall’abbronzatura.

A questo punto irrompe l’A-Team che fa fuori la mezza sega e i suoi scagnozzi, scopre chi è il burattinaio dell’operazione e lo mette ko demolendo la sua organizzazione con un carro armato costruito con i resti di un carrello della spesa, un copri water incrostato ed un pugno di assorbenti usati. Titoli di coda.

Alla Rai sta accadendo la stessa cosa. Masi, piazzato in guardiola da un misterioso Mister X, sta distruggendo la reputazione dell’azienda in modo da favorire gli interessi del suo benefattore. Il Mister X di Masi però non trama nell’ombra: può farlo tranquillamente alla luce del sole perché a differenza sua i cattivi del telefilm non avevano Ghedini che dettava i compitini ad Alfano. E nemmeno il Pd a vigilare che non ci fossero intralci alla loro esecuzione.

Non è solo una questione di tutela dell’immagine, va considerato anche l’aspetto economico legato alla gestione suicida di Masi. I conti dell’azienda sono in rosso nonostante il canone e la pubblicità: questo mese la Clerici è stata costretta a stringere la cinghia ed accettare uno stipendio di soli 23 miliardi di euro. La verità è che la Rai ha utili così bassi che Berlusconi sta seriamente pensando di venderla.

Io ho provato a contattare Hannibal Smith seguendo le istruzioni trovate in un pacchetto di Mars del 1985: dopo che mi è passata la diarrea e i crampi alla pancia, per farmi riconoscere, mi sono travestito da ricarica telefonica e ho aspettato in un vicolo l’arrivo del colonnello Smith tenendo in bella vista il femore di un liceale rimandato in storia.

Si è presentato un vecchio che mi ha fatto segno di seguirlo. Sarà uno dei suoi soliti travestimenti, ho pensato mentre mi rapinava. Non era Hannibal, era Achille Occhetto. Mentre vedevo Occhetto spartire le mie scarpe da ginnastica con Mario Segni ho capito che l’A-Team era solo frutto della fantasia televisiva, un po’ come gli editoriali di Minzolini, e che non sarebbe mai venuto in soccorso della Rai.

Sarei disposto a votare Rutelli pur di vedere P.E Baracus lanciare Paragone attraverso una vetrata mentre Sberla tasta il curriculum delle vallette di Carlo Conti per poi fuggire sul tetto di viale Mazzini e sparire con l’elicottero di Murdock. E con Hannibal Smith che chiude la puntata Rai con il suo “Adoro i piani ben riusciti!”

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