Un “bagno di sangue”. Centomila morti perlopiù civili. Tante piccole stragi dovute a incidenti di cui finora non si sapeva nulla, e di cui sono responsabili i militari iracheni. Sei anni di orrori provati dai 400mila nuovi documenti, di cui non si sa né la provenienza né la certificazione, sul conflitto iracheno e ora pubblicati sul sito WikiLeaks. Nel materiale anche alcune rivelazioni riguardanti la morte dell’agente dei servizi segreti del Sismi Nicola Calipari ucciso il 4 marzon 2005 a un checkpoint vicino a Bagdad. Con lui c’era anche la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.

“Vogliamo correggere gli attacchi alla verità”, ha dichiarato Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, in una conferenza stampa organizzata a Londra subito dopo la pubblicazione del materiale avvenuta questa mattina. “Questi documenti rivelano sei anni di guerra in Iraq con dettagli dal terreno, le truppe sul territorio, ciò che vedevano, facevano e dicevano”. La risposta del governo di Bagdad è affidata al ministero dei Diritti umani che dice: “Nessuna sorpresa. Avevamo già dato notizia di molte cose che sono accadute, compresi gli abusi nella prigione di Abu Ghraib, e di molti casi che hanno coinvolto le forze Usa”. La Casa Bianca invece ha condannato la pubblicazione di qualsiasi documento che metta a rischio la vita di soldati o civili americani.

Wikileaks: “Correggiamo attacchi a verità”. E Assange a Londra, illustrando la pubblicazione dei documenti sull’Iraq aggiunge: “Si dice che la prima vittima della guerra sia la verità. Così è stato ed è ancora oggi”. Poi annuncia la pubblicazione di altri 15mila documenti sulla guerra in Afghanistan rimasti nel cassetto. “Le nostre fonti rischiano grosso”, ha aggiunto, spiegando che il materiale raccolto è il risultato “del lavoro coordinato” tra Wikileaks e numerosi media, come il New York Times o il Washington Post, e altri gruppi, come Iraq Body Count il cui rappresentante, John Sloboda, presente all’incontro stampa, ha riferito che i soldati dell’esercito americano tennero un registro delle vittime civili della guerra in Iraq, ma questo registro fino a oggi è rimasto segreto. I documenti pubblicati consentono ora di dare un nome alle persone uccise nel conflitto, ha aggiunto Sloboda: “Abbiamo trovato i nomi dei morti. Non era mai successo prima. Ora abbiamo l’elenco completo delle vittime, anche di quelle trovate nelle fosse comuni”.

Documenti serviranno per azioni legali. Il materiale diffuso da WikiLeaks servirà ad avvocati per aprire azioni legali in Gran Bretagna. “I torturatori saranno individuati e perseguiti”, ha detto Phil Shiner, rappresentante dell’organizzazione Public Interest Lawywers, intervenendo alla conferenza stampa a Londra. “Abbiamo verificato la violazione dei diritti umani in numerosi casi. Ci sono abusi di ogni tipo, e i prigionieri venivano costretti a dire una verità già scritta – ha aggiunto – vogliamo aprire le inchieste, sulla base delle modalità di interrogatorio che abbiamo scoperto”. Documentate anche torture sistematiche sui detenuti da parte dei militari di Bagdad, senza che ci fosse un intervento degli Usa, e uccisioni di civili inermi.

WikiLeaks, qualche mese fa, era già stato protagonista di un grande scoop, scatenando anche allora un caso internazionale. Avvenne per la pubblicazione di  77mila documenti sulla guerra in Afghanistan, in particolare sui rapporti riservati dei comandi Usa che hanno rivelato numerosi punti oscuri ha fatto piovere sulla testa di Assange moltissime critiche, seguite dalle accuse di stupro in Svezia in un’ inchiesta dai contorni oscuri, e un mandato di arresto spiccato e poi ritirato. “E’ uno sporco trucco”, accusò l’australiano puntando l’indice contro l’intelligence statunitense.