PARIGI – All’apparenza, un’aria paciosa. “Sorrido sempre, anche nei momenti più duri – ama dire il magistrato Isabelle Prévost-Desprez -: è il mio modo di tenere la situazione sotto controllo”. Isabelle è in Francia la nuova Eva Joly, che una decina d’anni fa partì all’attacco della corruzione, in una sorta di versione parigina delle Mani pulite italiane. Proprio Isabelle sta ora indagando sul filone politico dell’ affaire Bettencourt, che potrebbe portare dritto dritto a Nicolas Sarkozy, eventuale beneficiario di tangenti, ma l’inchiesta è in corso e lui non risulta indagato. Finora la donna aveva difeso con le unghie e con i denti l’inchiesta. La sua ora, però, dovrebbe presto arrivare, complice la rivalità con un collega, Philippe Courroye, pure lui al lavoro sul caso. E soprattutto amico del presidente: un legame ammesso senza ritegno.

Per capirci qualcosa, cominciamo da Liliane Bettencourt. L’88ennne proprietaria di L’Oréal è la donna più ricca di Francia. Nel 2007 sua figlia, Françoise Meyers-Bettencourt, ricorre alla giustizia dopo che François-Marie Banier, fotografo dandy, è riuscito a spillare a madame, forse a causa dei suoi “vuoti di memoria”, come vengono definiti in maniera eufemistica dai domestici, la bellezza di un miliardo di euro. La querelle familiare, però, nel giugno scorso si trasforma in un affare di Stato. Il maggiordomo di Liliane consegna alla giustizia delle registrazioni da lui effettuate. Vi emerge che l’entourage dell’anziana signora ne fa un po’ quello che vuole, sfruttandola anche per finanziare Eric Woerth, attuale ministro del Lavoro, e il suo mentore, Sarkozy.

Nel 2007 l’inchiesta era stata subito affidata a Philippe Courroye, giudice della procura di Nanterre, alle porte di Parigi, al pari della Prévost-Desprez. Courroye è nato nel 1959, come Isabelle Prévost-Desprez. Hanno collaborato nel passato per l’Angolagate, una brutta storia di traffico illegale di armi e (ancora) di tangenti. Ma le somiglianze terminano qui. Mentre la donna è una pasdaran della battaglia alla corruzione politica, lui è amico di Sarkozy (che lo invita a cena, Carlà presente). “Ci rimproverano di essere amici – gli ha detto una volta in pubblico il presidente -. Ma in realtà questo non impedisce a entrambi di fare il nostro lavoro”.  Courroye, ça va sans dire, archivia il caso Bettencourt nel settembre 2009 (madame è stata finanziatrice di Nicolas fin dagli albori della sua ascesa). Ed è proprio la Prévost-Desprez a riaprirlo. E a “impossessarsi” del filone politico.

La sinistra, all’opposizione, ha chiesto a più riprese di affidare l’intero affaire a un giudice istruttore, davvero indipendente. Ma, chissà come, Courroye riesce a mantenerlo di sua competenza, tentando più volte di liberarsi della presenza ingombrante della collega. Lei, nei giorni scorsi, ha convocato la Bettencourt per nuovi accertamenti. Ed è a quel momento che Courroye ha ordinato un’ inchiesta “per violazione del segreto professionale” a suo carico. Come prova presenta dei tabulati telefonici che dimostrano contatti tra due giornalisti di Le Monde e la giudice, prima e durante una perquisizione da lei effettuata all’inizio di settembre nel palazzotto belle époque, dimora di Liliane Bettencourt. Su quei tabulati è già scoppiato il putiferio, perché la legge impone che, quando un magistrato li richiede per un giornalista, questo debba fornire il suo accordo (sulla base di una nuova legge in vigore dal gennaio scorso). Non solo: oggi, sabato, il procuratore generale di Versailles, Philippe Ingall-Montagnier, diretto superiore di Courroye e della Prévost-Desprez,, ha ammesso che “chiederà di sottrarre l’affaire Bettencourt alla procura di Nanterre”. Insomma a Courroye. Ma anche alla sua collega-nemica. Che stava indagando sulle strane collusioni tra la proprietaria di L’Oréal e il presidente. Finalmente il caso sarà affidato a un giudice istruttore? O finirà in una picccola e sonnacchiosa procura della Francia profonda? La telenovela continua.