Non si placano le polemiche sul lodo Alfano. Il Capo dello Stato è tornato di nuovo sull’argomento per ribadire la massima imparzialità da parte del Colle, in risposta a una nuova intervista del premier. E nel pomeriggio è intervenuto anche Gianfranco Fini: “Futuro e Libertà si impegnerà per la presentazione di emendamenti che non rendano possibile reiterare il Lodo”. Si tratta, ha spiegato, “di tutela della funzione e non di una nuova legge ad personam”.  Il presidente della Camera ha inoltre annunciato che “la discussione sulla Giustizia sarà più impegnativa” di quella relativa al lodo Alfano.

Si è dunque riaperto lo scontro. E Fini fa un passo avanti verso la crisi rispetto alle posizione prese a Mirabello. “Il presidente del Consiglio – ha detto il leader di Fli – ha più di ogni altro il dovere di governare. Dice spesso di avere il diritto di governare ma ha anche e soprattutto il dovere. Quindi, magari più che dire che farà quanto si tornerà a votare, dica cosa fa adesso che il voto non c’è”. Durante l’incontro ad Asolo, il presidente della Camera, ha anche ricordato il ruolo chiave del Colle in caso di una eventuale crisi di Governo, adottando una chiara linea di fermezza in merito alla possibilità di andare al voto anticipato.  In caso di crisi dell’esecutivo “è del tutto evidente che con la Costituzione vigente il Presidente della Repubblica ha il diritto dovere di verificare se può nascere un altro Governo, chi dice il contrario in qualche modo si pone contro la Costituzione, fuori dalla Costituzione. Poi, del tutto diverso è il discorso dell’opportunità politica”. Ma, ha aggiunto, “la possibilità di un altro governo all’interno della legislatura è avvenuta in passato e nessuno ha gridato al colpo di Stato ma si è gridato al ribaltone”.

Il presidente della Camera ha ribadito l’apertura alla riforma elettorale. “Berlusconi continua a dire che la sovranità appartiene al popolo e quando lo fa è nell’ambito della Costituzione materiale. Ma se la sovranità popolare è la stella polare della democrazia, allora lo è non solo nella scelta del presidente del Consiglio, ma anche dei parlamentari”. E sul Pdl: “Il partito carismatico è il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare”. Il Lodo Alfano, dunque, appare sempre più solo una piccola questione per il presidente della Camera che solleva ben altre questioni. Ma l’argomento è stato anche oggi al centro dei commenti politici.

In mattinata il Capo dello Stato aveva risposto, con una nota, ad alcune interpretazioni date alla lettera inviata ieri al presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Giorgio Napolitano ha criticato le “soggettive interpretazioni e generalizzazioni” fatte dalla stampa e da alcuni esponenti politici. Mentre il premier, in un’intervista al Corriere della Sera, ha annunciato di voler ritirare il provvedimento: “Il lodo Alfano non mi interessa, non l’ho mai voluto”.

Nella nota del Quirinale si legge: “Con la lettera inviata, il Presidente della Repubblica ha ritenuto di dover manifestare le sue “profonde perplessità” su un punto specifico. Fuori luogo dunque “le soggettive interpretazioni e le generalizzazioni del contenuto della lettera apparse in diversi commenti di stampa, così come le conseguenze politiche che taluni annunciano di volerne trarre”. Interpretazioni “estranee agli intendimenti del Presidente della Repubblica, sempre volti a favorire con la massima imparzialità la correttezza e la continuità della vita istituzionale”.

E proprio il destinatario della lettera, Carlo Vizzini, nel pomeriggio fa sapere: ”Io gli emendamenti che dovevo presentare li ho già presentati. E non ho intenzione di presentarne di nuovi”. Parole di Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato. Una risposta inattesa, vista l’intenzione di cambiare il lodo espressa dai vertici del gruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Vizzini lascia comunque uno spiraglio: “Martedì ci riuniremo in ufficio di presidenza e valuteremo il da farsi”. Poi aggiunge: “I termini per presentare gli emendamenti sono già chiusi da tempo. Potrei presentarne solo io in qualità di relatore, ma per ora non ho alcuna intenzione di farlo”. Per concludere: “Come presidente della commissione che ha ricevuto una lettera dal Capo dello Stato non scendo nel dibattito politico. Questo lo possono fare i vari gruppi, ma non io. Io mi devo occupare, per il mio ruolo, di questioni tecniche. E così farò”.

Posizione netta contro il Lodo Alfano è arrivata anche dal Pd, per bocca del presidente del Copasir, Massimo D’Alema. “Non è uno scandalo che si possa tutelare un’istituzionale ma la forzatura è considerare il presidente del Consiglio sia un organo costituzionale. Non lo è”. La Costituzione afferma che il premier ha la fiducia del Parlamento. “Il Parlamento lo può revocare – spiega D’Alema – ora il Lodo Alfano rischia di istituzionalizzare il fatto che il premier sia eletto dal popolo. Nei regimi presidenziali invece ci sono già garanzie. Stiamo slittando verso un presidenzialismo di fatto. Invece il concetto non è scritto nella Costituzione né nella legge elettorale”. Anna Finocchiaro, intanto, ha annunciato che martedì chiederà in commissione Affari Costituzionali “formalmente il ritiro di questo provvedimento sbagalito, pericoloso e che serve solo a difendere gli interessi della solita unica persona, ha detto il capogruppo del Pd al Senato.

In difesa del Lodo si è invece espresso il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. “L’esame deve proseguire perché in Italia, come nelle più grandi democrazie del mondo, ai vertici delle istituzioni si garantisca di operare in modo sereno e senza condizionamenti”.  E plaude a Napolitano sostenendo che “le dichiarazioni di oggi del presidente dimostrano equilibrio e imparzialità” e, secondo Gelmini, sono state interpretate “dai professionisti dell’antiberlusconismo in maniera impropria”.  Ed è Italo Bocchino che, facendo riferimento a una dichiarazione di Napolitano in merito alla legge Bavaglio (che, disse il capo dello Stato, è finito su un binario morto) cerca di cristallizare il destino della legge che porta il nome del guardasigilli. “Con quello che è accaduto nelle ultime 24 ore c’è il rischio concreto che il Lodo Alfano costituzionale prenda la via del binario morto, come la legge sulle intercettaziioni e il processo breve”, ha detto il capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà.

“Le parole del Capo dello Stato si ascoltano e non si commentano”, ha commentato in serata per la Lega il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni esprimendo la speranza che sul Lodo Alfano “si possa arrivare a una posizione condivisa per poi archiviare così le polemiche e passare a provvedimenti e riforme che interessano la gente”. Del resto Silvio Berlusconi ieri l’aveva detto: io non ho chiesto il Lodo Alfano, l’ha chiesto il mio partito. E alleati.