Sul Fatto di giovedì 21 Simone Perotti in un post titolato “Sottocultura e falsa umiltà”, riporta “L’altra sera (…) vedo per qualche minuto il programma di Lerner [il quale] chiedeva a Travaglio se non fosse un po’ narcisistico andare nei teatri a parlare alla gente, un po’ come Saviano. Lui ammantava la domanda di un panno dorato, cioè l’analisi su cosa cambi tra essere un giornalista e fare “teatro civile” (alla Biacchessi, alla Celestini), ma la sostanza era chiara, ed era una domanda subdola, penosa…”.

Il fatto che proprio un Lerner Gad possa insinuare che Roberto Saviano e Marco Travaglio siano anche dei narcisi, oltre alla sproporzione del paragone ci scappa anche un ma guarda da che pulpito vien la predica.

Cominciamo dal supposto narcisismo di Saviano che Travaglio controbatte”Parlare di narcisismo a proposito di Saviano, che rischia la pelle solo perché ha ragione, significa andare fuori dai binari”. A parte ciò, chi ha un po’ di dimestichezza con la psicologia sa che, a differenza di quel che si potrebbe supporre, non sono i belli ma i brutti a esser maggiormente affetti da forme di narcisismo persino coatto. E siccome non credo ci siano dubbi sulle gradevoli presenze estetiche di Saviano & Travaglio, ed essendo il Lerner smaccatamente brutto, mi sembra evidente il meccanismo di proiezione di quest’ultimo nei confronti dei nostri due.

Questa problematica dei belli e dei brutti specie in ambito intellettuale risulta tutt’altro che vacua & vana, in quanto i belli così/detti hanno sempre avuto chances minori di affermazione in campo intellettuale, in genere dominato dai brutti secondo i quali bello sarebbe anche sinonimo di superficialità e via discorrendo. Il fatto che recentemente questa barriera si sia attenuata, spiega in parte il successo di Saviano e di Travaglio, mentre la sostanza è che entrambi hanno dimostrato di essere tutt’altro che superficiali, pur potendo contare, specialmente Travaglio, su un talento comunicativo adatto sia alla tv, che al teatro e addirittura al comizio, come per esempio al vaffa day di Beppe Grillo a Torino nel 2008.

Che poi l’uomo ancora Lerner Gad, oltre che irrimediabilmente brutto, sia solito porre domande subdole & penose come sottolinea Perotti, e che sia tronfio, supponente e altisonante rincaro io, si spiega anche accennando al suo strombazzato passato nelle file di Lotta continua, che Perotti non può aver conosciuto perché, per sua fortuna, era ancora troppo giovane.

Io che invece li ho conosciuti bene a chi mi chiede lumi racconto sempre dell’essenza bifronte degli ex lottatori continui, volgarmente definiti indefessi, insistendo anche sulle ragioni di questo loro successo. Opportunisti & avventuristi – non avventurieri, troppa spregiudicatezza per degli ex catto-leninisti – fin dal loro esordio , i liberi indefessi hanno sempre giocato e continuano – la lobby continua a non esistere – su due tavoli ben separati e distinti. Da una parte il loro rapporto fuochista e grintoso con gli sprovveduti che credevano ai loro inesausti slogan – lotta dura senza paura & fascisti e borghesi ancora pochi mesi – dall’altra, pompieri indefessi & indefessi sbafatori di quello che, nei salotti che contavano e che ancora contano, offrono i banchetti a cui si son accomodati: dallo pseudo-liberismo di caimani al rimmel, tacchetti, cerone catodico ed escort à la carte, al nuovo credo para-pseudo dio-sa-che-cosa, dei varii post comunisti & post fascisti associati – come opportuna/mente si conviene e si rappresenta sulla scena italiotta, illiberale come sempre, dove l’unica cosa che conta sono gli applausi del coro. Un vero & proprio tripudio trasversale, rivolto a questi neostilisti & visagisti trasversali della vita circonflessa, in questo bel paesino dominato dal rimosso trasformista toujour à la page.

Attenzione quindi agli ex indefessi e alla lobby che non esiste, l’unica sedicente organizzazione di extrema (sic!)sinistra, parola di Renato Curcio, a non essersi mai assunta responsabilità per i propri misfatti, e che, assolutamente dimentica di quel che finse di rappresentare, accaparrandosi applausi per azioni compiute da altri, risulta perfettamente integrata nei gangli & ranghi della criminalità organizzata al Potere, dai cui schermi propina l’imbarazzante spettacolo dei suoi servi & lacché, al servizio di questo andazzo e dei suoi padroni, che solo qualche lustro fa la stessa non lobby, affermò di voler distruggere, mandando altri allo sbaraglio e ritraendo al contempo le mani. Partecipando quindi “in massa al delirante carosello della delazione, falsificano la storia e rafforzano l’istinto di conservazione” – come vergato dall’Internazionale Situazionista di Guy Debord, un movimento e un uomo ai quali attribuisco la massima considerazione. In definitiva la lobby che non esiste, alla quale quindi Lerner non appartiene, e i consistenti danni da essa apportati e che ancora continuano, è esattamente quel che si merita questo bel paesino, dedito alla rimozione perpetua di fatti storici probabilmente invano.