Al carcere di Montacuto ad Ancona un altro detenuto è morto in circostanze sospette. Si tratta del terzo decesso da maggio. Il corpo di Alberto Grande, 22 anni, è stato ritrovato ieri mattina nella sua cella. A ucciderlo, secondo i primi rilievi fatti dal medico legale, sarebbe stato un arresto cardiocircolatorio. Lo rende noto l’edizione locale del Resto del Carlino. Tuttavia dei dubbi vengono sollevati dall’Osservatorio permanente delle morti in carcere.

Alberto Grande, di origini napoletane, con problemi di tossicodipendenza, era entrato nell’istituto penitenziario a luglio per la rapina a un tassista. Insieme a un amico aveva rubato l’incasso per poi darsi alla fuga. La sua auto si era arenata sulla spiaggia e i carabinieri avevano potuto arrestarlo.

Il suo corpo è stato trovato da un compagno di cella che ha dato l’allarme. Il medico e le infermiere del carcere hanno cercato di rianimare il giovane. La causa della sua morte sembra essere un arresto cardiaco, anche se gli inquirenti e le autorità carcerarie non escludono il gesto volontario, magari a seguito dell’assunzione di farmaci, così come era successo a un altro detenuto a settembre. Il suo corpo, privo di segni di violenza, è stato trasportato all’istituto di medicina legale dell’ospedale di Torrette, dove per stabilire con precisione le ragioni della sua morte verrà effettuata l’autopsia disposta dalla procura.

Per l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere il caso di ieri sarebbe il terzo decesso sospetto. Tutti ragazzi sotto i trent’anni. A maggio un 27enne marocchino fu ritrovato esanime. Della sua morte si è saputo, però, solo ad agosto quando la responsabile del Prap regionale Manuela Ceresani ha dichiarato alla stampa che nelle Marche c’erano “due soli suicidi registrati da inizio anno, uno ad Ancona (Montacuto) e il secondo a Fermo”. Tuttavia il Dipartimento della amministrazione penitenziaria, che ha ricevuto dal Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria delle Marche la comunicazione del decesso, ha classificato l’episodio come “morte per cause naturali”.

Meno di un mese fa, nel pomeriggio del 25 settembre, è stata la volta del 26enne tunisino Ajoub Ghaz. Dai primi rilievi sembra che abbia ingerito un mix letale di farmaci. La procura di Ancona ha disposto l’autopsia senza escludere la tesi del suicidio. Due giorni dopo Eugenio Sarno, segretario generale del sindacato Uil-Pa Penitenziari, ha dichiarato all’Adnkronos che “il suicidio del 26enne detenuto tunisino nel carcere di Ancona, che si è verificato sabato scorso, fa salire l’asticella delle autosoppressioni dietro le sbarre, nel 2010, a 50 morti”. Secondo il consigliere nazionale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) Aldo Di Giacomo “quello di Ancona si sta rivelando un carcere da terzo mondo per sovraffollamento: a Montacuto ci sono 410 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 168, gli agenti dovrebbero essere 198 e invece ce ne sono 121. Una situazione veramente critica che denunciamo da tempo: il rapporto tra il sovraffollamento e gli eventi critici c’è, eccome”. Tuttavia, secondo le statistiche diffuse dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria lo scorso 13 ottobre, ad Ancona non risulta avvenuto nessun suicidio.