Caro Silvio,

mi dovrà scusare se torno a disturbarla a distanza di qualche settimana dalla mia ultima missiva, ma lei è il nostro Presidente del Consiglio e la tentazione, da buon cittadino, è quella di segnalarle ciò che a mio avviso non funziona, provando al contempo a proporle iniziative concrete e alternative al fine di risolvere i problemi di questo Paese.

Questa volta però abbandono i toni concilianti della scorsa puntata, perché davvero, come si usa dire, la misura è colma.

Lei ci ha raccontato per mesi, quasi come fosse un mantra, o una specie di fortunato ritornello orecchiabile di un qualche tormentone estivo, che i due principali successi dei due anni dell’attuale Suo governo erano la risoluzione dei problemi dopo il terremoto de L’Aquila e la fine dell’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania.

Nelle ultime settimane, però, anche la più intruppata stampa di regime ha dovuto mostrare la cruda e spietata verità: Lei, semplicemente, ci ha ingannati. Ha mentito agli italiani, ed anzi ha costruito consenso su promesse rimaste disattese e su trionfi mai conseguiti.

A L’Aquila, decine di migliaia di cittadini sono ancora senza casa, mancano i fondi per pagare gli albergatori che hanno ospitato (e ancora ospitano) i senza tetto, non ci sono le risorse per far ripartire le ruspe e con loro la ricostruzione del centro cittadino.

A Napoli i rifiuti sono tornati a creare problemi, a mostrare l’emblema di un modello culturale e di governo folle (sinistra e destra in questo caso non fa differenza), insensato, assurdo, che da vent’anni a questa parte ha affrontato la cosiddetta emergenza individuando nei cancrovalorizzatori l’unica possibile via di uscita.

Lei quindi è il sosia di Pinocchio, che raccontava bugie per natura, e come lui finisce quasi per crederci, o almeno così sembrerebbe.

Al bambino di legno però si allungava il naso, ogni volta che le parole pronunciate deragliavano dalla via stretta e in salita della verità. Allora ripensando alla storia di Pinocchio mi è sorto un dubbio: forse ci ha raccontato queste storie, quella dell’Aquila e quella di Napoli, con l’inconfessabile speranza di poter riuscire ad allungarsi Lei, invece del naso come a Pinocchio.

Lo so, è una pessima battuta, che vergogna attaccare un avversario politico raccontando barzellette sull’aspetto fisico dell’altro. Ma come direbbe l’onorevole Di Pietro che glielo dico a fare, a Lei, con tutte le battute rivolte a Rosy Bindi…?!

Visto l’esito degli esperimenti la inviterei caldamente a smettere di raccontare storie, che tanto le gambe non si allungano, e cominciare a risolvere un problema a sua scelta del Paese: del resto sono solo 16 anni che, lei e i suoi amici, governate l’Italia…

Buon lavoro e a presto!