“Una operazione da Repubblica delle Banane”. I radicali sono certi di avere le carte (una consulenza tecnica grafica) che incastrano la lista “Per la Lombardia” e di conseguenza il governatore Formigoni. L’eurodeputato della Lista Bonino-Pannella Marco Cappato insieme all’avvocato Giuseppe Rossodivita, questa mattina si è recato al tribunale di Milano per consegnare al gip di Milano, Cristina Di Censo, i tre scatoloni “con le copie di tutte le firme incriminate”. E il prossimo 28 ottobre si terrà l’udienza preliminare in cui si deciderà se l’inchiesta penale per falso è destinata a proseguire o meno.

Usciti dal tribunale, i radicali hanno tenuto una conferenza stampa in cui hanno spiegato le anomalie presenti negli elenchi di firme della lista di Formigoni. Si parla di 473  firme false e di altre 99 “su cui ci sono seri indizi di falsità”. A queste se ne aggiungono 244 “invalidate dall’Ufficio eletorrale”, 526 “invalide per vizi di autenticazione”. La relazione dal perito calligrafico, riporta le firme definite da Cappato “impossibili”: 1826 violano la disposizione di legge secondo cui “la firma degli elettori deve avvenire su apposito modulo recante il contrassegno di lista, il nome e cognome, il luogo e la data di nascita dei candidati”. Ci sono poi le “firme doppie” e dei “veggenti” (544), “per le quali i certificati elettorali sono stati acquisiti in data antecedente alle autenticazioni”. Irregolarità, che secondo i radicali porterebbe ad “appena un migliaio le firme valide, a fronte delle 3.872 presentate dal Pdl lombardo all’Ufficio elettorale”. Un numero di firme, secondo Cappato, che non avrebbe permesso alla lista “Per la Lombardia” di presentarsi alle elezioni.

Intanto, le iniziative dei radicali scatenano la preoccupazione del governatore Formigoni: “Questi vogliono sovvertire il voto popolare come hanno tentato di fare in Piemonte”. Solo che “qui in Lombardia la cosa è ancora più chiara: abbiamo avuto quasi il 60% dei voti, abbiamo dato 23 punti di distacco alla coalizione arrivata seconda”. Non usa mezzi termini il presidente della Lombardia, che contrattacca: “Difenderemo il voto della nostra gente che ha scelto con grande chiarezza”.

Lo scontro a colpi di firme, ingaggiato dai radicali nel marzo scorso, dalla piazza politica si sposta al Tribunale. Cappato ha infatti querelato per diffamazione il governatore Formigoni, che, a sua volta, ha accusato l’esponente dei radicali di dire il falso. “Sarà la giustizia a stabilire chi dice il falso e chi la verità”, controbatte Cappato, su una “operazione di falsificazione massiccia messa in atto dal Pdl, il partito più grande d’Italia”.