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Matteoli tiene famiglia (e barca)

Il ministro dei Trasporti attacca i controlli che hanno subìto anche i suoi figli: "Mi avvertì un uomo della Guardia di finanaza"

La Guardia di Finanza svolge un lavoro senza precedenti per combattere maxi-yacht che evadono le tasse: è di ieri il clamoroso sequestro del Blue Eyes, il 60 metri degli industriali Tabacchi, proprietari della Salmoiraghi&Viganò. Intanto, però, il ministro dei Trasporti interviene al Salone Nautico di Genova e invece di sostenere i finanzieri li redarguisce. Basterebbe questo per sollevare un caso. Ma oggi ecco l’ultimo capitolo: si scopre che pochi giorni prima di quel discorso proprio la Finanza aveva controllato lo yacht dei figli del ministro. E qualche maligno mette in relazione i due episodi: il sorprendente intervento di Altero Matteoli e i controlli compiuti sulla barca di Federico e Federica Matteoli.

Il ministro Altero Matteoli, sentito dal Fatto Quotidiano, sbotta: “Cazzate”. Cuore di babbo, verrebbe da dire, ma se il papà è ministro, il caso merita di essere approfondito. Partiamo da Genova. Siamo all’inaugurazione del Salone Nautico. Arriva il ministro dei Trasporti. Il clima è quello delle grandi occasioni, ma con qualche polemica: quest’anno Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate hanno dichiarato guerra all’evasione fiscale nel settore della nautica. Centinaia di vip sono proprietari di yacht con bandiere delle Cayman, magari intestati a società di noleggio fasulle.

Già, mentre il governo tira la cinghia e taglia spese e stipendi, c’è chi evade un miliardo di euro l’anno. Indagini che fanno tremare il bel mondo, dopo il sequestro del Force Blue di Briatore e, proprio ieri, del Blue Eyes dei Tabacchi, fermato dalle Fiamme Gialle genovesi nel porto di La Spezia. Un gioiello anche per la galleria di quadri (Picasso compresi) che porta a bordo. Addirittura lo yacht sequestrato era stato esposto con orgoglio al Salone nautico, sotto gli occhi di centinaia di migliaia di persone.

Una guerra sotterranea, con i vip e i cantieri che protestano per i controlli. Mentre la Finanza e l’Agenzia delle Entrate cercano di fare il loro dovere, nonostante pressioni fortissime perché si molli la presa. Così ecco che le orecchie sono attente alle parole di Matteoli: “La Guardia di Finanza svolge il suo lavoro, ma se lo fa con un minimo di buonsenso è meglio perché in alcuni casi questo non c’è stato”, esordisce il ministro. E lungo la schiena dei finanzieri, che si aspettavano parole di incoraggiamento, scende un brivido di gelo. Non basta, Matteoli è un tipo sanguigno: “In alcuni porti si sono spaventati anche coloro che venivano da fuori Italia. Non tutta la Finanza, però, si è mossa nel modo che è stato denunciato. Un richiamo al buon senso mi sento di doverlo fare”. Applausi scroscianti dai padroni degli yacht. Imbarazzo dei finanzieri.

Ma quelle parole non sono passate inosservate e sui moli della Toscana si è diffusa una voce: “Non sarà che il ministro ha attaccato i finanzieri perché poche settimane prima gli avevano controllato i figli?”. Matteoli parte in quarta: “I controlli sono sacrosanti, ma in alcuni casi i militari si sono comportati con poca civiltà, con un po’ di arroganza”. Si riferisce a episodi specifici? “Non parlo tanto delle verifiche ai maxi-yacht, ma di controlli su barche normali, magari ferme nei porti dove sono state compiute delle operazioni a tappeto”.

Sembra esattamente la descrizione dei controlli subiti dai suoi figli in Toscana… “Basta, accidenti. Non ne posso più di queste cazzate. Ma che cosa deve fare un ministro per vivere in pace? Non deve avere figli?”. Ammetterà che la coincidenza colpisce: il suo intervento al Salone è avvenuto pochi giorni dopo i controlli. E adesso lei descrive episodi uguali a quelli avvenuti ai suoi figli… “Federico e Federica hanno una barca normale di undici metri ormeggiata in Toscana. La Finanza è venuta in porto e ha controllato tutte le barche del molo, compresa la nostra. Ma si sono comportati in modo civile. Niente da dire”. Matteoli aggiunge: “Quando ho parlato al Salone non sapevo ancora niente dei controlli ai miei figli”.
Ma allora come l’ha saputo? E qui Matteoli rischia di pestare una buccia di banana: “Non me l’ha detto mio figlio. Mi ha avvertito un ufficiale della Finanza”.

Ma allora perché a Genova ha criticato i controlli? “Altre persone mi avevano raccontato di comportamenti un po’ arroganti da parte di alcuni finanzieri”. Povero Matteoli, è la seconda volta che gli si chiedono chiarimenti sui figli. Era il 2002 quando l’Alitalia assunse Federico. E scoppiò un caso. Niente da dire sulle qualità del ragazzo, “è un giovane gentile, un’ottima persona e un pilota capace”, dicono i colleghi. Ma quelli erano tempi duri: dopo l’11 settembre 2001, Alitalia aveva adottato la procedura prevista dalla legge 223 che disciplina la mobilità e il blocco delle assunzioni. Una misura drastica, tanto che, raccontano in Alitalia, “alcuni piloti che erano in lista d’attesa per l’assunzione furono messi sotto contratto come steward”.

Con una sola eccezione: il 19 marzo 2002 nell’organico dell’azienda in crisi entra Federico Matteoli, classe 1973, pilota di Md 80. Ma come è potuto succedere? All’epoca dei fatti i colleghi di Matteoli jr la spiegarono così: “Federico e un suo collega erano dipendenti della compagnia Eurofly. Alitalia decise di ‘affittarli’, cioè di assumerli a tempo determinato per fare fronte a necessità temporanee. Alla scadenza del contratto, come è previsto in questi casi, il collega ha ricevuto una lettera da Alitalia che non rinnovava il suo rapporto”. E Matteoli? “Per un disguido, a quanto pare, la lettera che rescindeva il rapporto è arrivata in ritardo. Così, come previsto dal contratto Alitalia, il pilota è stato considerato assunto a tempo indeterminato”. Macché raccomandazione, quindi, solo un ritardo.

da il Fatto Quotidiano del 20 ottobre 2010