Ad Antigua il governo guidato da Baldwin Spencer è sotto inchiesta: l’alta corte non ha riconosciuto la validità delle elezioni del marzo 2009 e, in attesa della sentenza d’appello della Corte suprema, il partito di maggioranza ha inscenato un processo finto a carico dei governi precedenti guidati dall’Alp di Lester Bird. Per difendere Spencer. Dal 1951, da quando l’Inghilterrà abbandonò la colonia, Bird ha guidato quasi ininterrottamente il paese. Tra accuse di corruzione e amicizie particolari.

Quando ad Antigua, nel marzo 2004, Baldwin Spencer, leader dell’Upp (United Progressive Party) vinse le elezioni, l’Economist scrisse che il nuovo primo ministro di Antigua e Barbuda aveva trovato le casse vuote non solo di denaro ma anche di tutti i documenti utili per rintracciarlo. Solo pochi giorni prima della consultazione elettorale l’ufficio del primo ministro era stato spogliato dei files contenenti i dettagli degli accordi sul debito e dei contratti di spesa. Un parting kick, un “calcio d’addio”, da parte di Lester Bird e del “partito di famiglia”, l’Alp (Antigua Labour Party), che aveva governato quasi ininterrottamente dal 1951.

La vittoriosa campagna elettorale di Spencer del 2004 era basata soprattutto su un programma di lotta alla corruzione che, nel corso degli anni, aveva arricchito alcuni ma impoverito gran parte degli abitanti dell’isola. Successivamente, tuttavia, negli anni di governo dell’Upp, nonostante le promesse e l’istituzione di “commissioni d’inchiesta”, non venne portata davanti alle corti di giustizia nessuna prova che desse sostanza alle accuse formulate contro l’Alp.

Il 12 marzo 2009 si sono svolte nuove elezioni e l’Upp si è confermato al governo, ma la situazione del nuovo governo non è ancora del tutto stabile. Accuse di irregolarità nel corso delle votazioni sono state confermate da una sentenza della High Court che non ha riconosciuto la validità dell’elezione in tre casi: quello dello stesso Spencer e quelli degli attuali ministri del Turismo e dell’Istruzione. Ora si attende la sentenza d’appello della Corte suprema. E il clima non è tranquillo: Bird e l’Alp hanno risollevato la testa, sostenendo che le accuse di corruzione sono solo chiacchiere buone per nascondere il sostanziale fiasco del governo Spencer. Per Lester Bird sarebbero solo menzogne, “un circo per distrarre l’attenzione del popolo di questo paese dai veri problemi con cui la nazione deve confrontarsi”.

Una commissione d’inchiesta era stata istituita per indagare sulle accuse relative ad una transazione finanziaria che coinvolge la vecchia amministrazione Bird e una società giapponese. Secondo Bird questa commissione era da considerare un inutile spreco di denaro pubblico finalizzato unicamente a scopi di propaganda politica in vista delle prossime elezioni.

Contrario alla commissione d’inchiesta, ma per motivi opposti, si era dichiarato anche l’ex ministro della Giustizia nel primo governo Spencer, Colin Derrick, secondo cui, in base alle informazioni acquisite durante il suo mandato, sarebbe stato più opportuno procedere direttamente con una incriminazione, perché le fonti di prova sono sufficienti per avviare un processo penale e, indugiando, si sarebbe corso il rischio di tentativi di insabbiamento.

Considerato il pericolo, a maggio di quest’anno il governo ha deciso di sospendere la commissione d’inchiesta e si è rivolto all’attorney general per avere lumi sui passi da intraprendere nel prossimo futuro.

Intanto, in attesa di un vero processo, gli attivisti del’Upp ne avevano celebrato per conto loro uno finto, poco prima delle elezioni, formulando, contro i precedenti governi dell’Alp, una nutrita serie di capi d’accusa tutti riferiti a un comune “artificio escogitato per defraudare lo Stato di Antigua e Barbuda delle risorse che appartengono di diritto al popolo”.

Le imputazioni del finto rinvio a giudizio inscenato dai sostenitori dell’Upp andavano dal traffico di armi destinate al Sudafrica ai tempi dell’embargo alla sottrazione di fondi pubblici, dalla protezione concessa ad alcuni latitanti, al maltrattamento e licenziamento di un gruppo di insegnanti ribelli, dalle armi fornite al cartello della droga colombiano, al dirottamento dei contributi per la sanità versati dai cittadini sui conti per l’organizzazione di feste sontuose, per interventi di chirurgia estetica e viaggi all’estero per gli amici.

Secondo il capo d’accusa numero 13 l’ex Primo Ministro avrebbe addirittura approfittato della propria posizione usandola come scudo di fronte ad una denuncia per stupro da parte di una ragazza quindicenne.

Senza bisogno di soffermarsi più a lungo sulla pur interessante casistica, basterebbe, per i lettori italiani, soprattutto se spettatori della puntata di Report di domenica sera, citare i capi d’accusa n. 4 e n. 15. Potrebbero risultare interessanti perché, se le accuse venissero mai portate veramente in giudizio e confermate, saremmo di fronte ad una gestione del territorio dello stato molto particolare.

Secondo l’accusa n.4 gli “imputati” appartenenti al governo dell’Alp, nel 1985, in violazione delle leggi di Antigua e Barbuda, avrebbero concesso a un mercante d’armi israeliano migliaia di acri della “terra del popolo”.

L’accusa 15 si riferisce invece a fatti più recenti, risalenti al 2002: i membri del governo avrebbero “autorizzato illegalmente la vendita di 2,3 acri di prime land (terreno ad alta potenzialità sia dal punto di vista agricolo che della edificabilità) alla Antigua Aggregates Limited, una società di proprietà di due degli ‘accusati’, Lester Bird e Robin Yearwood, a un prezzo decisamente inferiore a quello di mercato, in violazione del loro mandato fiduciario e delle leggi dello Stato di Antigua e Barbuda”.

Il “giorno della giustizia” celebrato dai cittadini di Antigua, va detto, assomigliava davvero a un circo: ne fanno fede i filmati comparsi sui siti internet. Capita però che, anche negli spettacoli del circo, talvolta faccia capolino qualche sprazzo di verità.