Il sindaco di Vicenza, Achille Variati (PD)

A Campo Marzo, a Vicenza, da stasera niente alcool dopo le 20. Negozi, sale bingo, phone center, money transfer e centri massaggi devono chiudere alle 21, mentre le pizzerie e kebabbari devono fermarsi entro le 22. Non basta: nella zona i veicoli non potranno circolare dalle 22 alle 6, fatta eccezione per quelli dei residenti. Nel caso in cui qualcuno trasgredisse queste regole, saranno previste multe salate e denunce. In questo quartiere tra la stazione e il centro città entra in vigore l’ordinanza voluta dal sindaco di centro sinistra Achille Variati, un giro di vite deciso nel tentativo di porre un limite al degrado lamentato dagli abitanti della zona, crocevia dello spaccio di droga e della malavita organizzata, anche se per l’opposizione si tratta di una soluzione tardiva.

Dopo la rimozione di alcune panchine dal parco e un secondo vertice in prefettura sull’emergenza sicurezza il 14 ottobre scorso, il primo cittadino rigetta l’accusa di essere uno “sceriffo rosso”: “Amministriamo ‘con due mani’ – spiega Variati – con quella del dialogo e con quella della fermezza”. Il rigore è diventato d’obbligo perché “c’è stata un’escalation di microcriminalità nelle ultime settimane”. La causa sembra essere lo spostamento di criminali da Padova, dove c’è stata una spinta repressiva maggiore negli ultimi tempi, a Vicenza. Qui le forze dell’ordine in questi giorni hanno “bonificato” il quartiere in cui, nelle ultime settimane, ci sono state risse, accoltellamenti e regolamenti di conti a colpi di “acido”.

Il provvedimento varrà fino alla fine del 2010. Nel frattempo ci saranno dei controlli e – se necessario – ci sarà una proroga. Tuttavia con l’arrivo della bella stagione l’amministrazione conta di riprendere le iniziative che riportano i cittadini negli spazi pubblici di Campo Marzo.

L’ordinanza è piaciuta all’Ascom vicentina e alla Confesercenti, che ancora non hanno ricevuto segnalazioni critiche dai loro associati. “Per il momento non possiamo criticare l’ordinanza. È un’area che da tempo è nell’occhio del ciclone”, afferma Ernesto Boschiero, vicedirettore della prima associazione di categoria. “Nel quartiere ci sono pochi bar e ristoranti che chiudono dopo le 20, dai tre ai cinque. Solo uno chiude dopo le 22 una sola sera a settimana”, spiega. “Non la vediamo in modo negativo. Il problema non va trascurato. Era da tempo che si richiedeva una ‘bonifica’ e il provvedimento andava previsto”, sostiene il direttore della Confesercenti berica Vincenzo Tamborra.

Dal 2009 a oggi 130 informative sono state inviate dalla polizia locale all’autorità giudiziaria per detenzione di droga, spaccio, rissa e guida in stato di ebrezza, 41 le violazioni dell’ordinanza antiprostituzione e 142 quelle contro l’alcool. Poco più di quaranta sono invece le multe per il mancato rispetto delle giornate e degli orari di chiusura. Molti dei fatti sono avvenuti proprio fuori dai locali aperti fino a tardi. “Di qui la decisione – ha spiegato l’assessore Dalla Pozza venerdì 15 ottobre, giorno in cui è stata firmata l’ordinanza –  di intervenire sugli orari di chiusura, limitando l’attività di oltre una trentina tra bar, phone center, negozi di alimentari, kebab della zona, oltre che garantire, dalle 22 alle 6 di mattina, un po’ di quiete per i residenti di strade ancora fortemente interessate dal fenomeno della prostituzione”.

A Variati non piace l’idea che il provvedimento sia considerato discriminatorio nei confronti di attività commerciali gestite da cittadini stranieri: “Molte attività sono gestite da stranieri, ma non solo. E comunque nel quartiere abitano anche molti cittadini stranieri che non sopportano questo degrado”.

Tamborra della Confesercenti non vuole fare “associazioni tra questi locali e la piccola criminalità in modo netto”, mentre per Boschiero l’ordinanza “colpisce sia italiani che extracomunitari. Se sia un’ordinanza discriminatoria o no lo potranno stabilire i giudici del tribunale amministrativo se qualcuno farà ricorso”. La via legale non è un’idea peregrina: secondo le agenzie di stampa i titolari di alcune attività annunciano ricorso al Tar di Venezia.

di Andrea Giambartolomei