Domani il Consiglio di Stato deciderà se il riconteggio delle schede elettorali in Piemonte ha un valore oppure no. Ossia, domani Cota saprà se quelle 12.000 schede che gli sono state attribuite e che si sono rivelate determinanti per la sua elezione, ma che in realtà non presentavano una croce al Presidente, bensì la sola preferenza per le due liste rivelatesi poi fasulle, mineranno il suo futuro da Presidente della regione Piemonte.

Sappiamo che i legisti sono allergici alle poltrone, e che il loro percorso politico è guidato soltanto dalla sovranità popolare. Cota e il suo capo Bossi aspettano quindi con rispetto l’esito del riconteggio, pronti a fare i bagagli qualora i magistrati accertassero che l’attuale Presidente del Piemonte in realtà dovrebbe essere la Bresso, nevvero?

Tutto il contrario. Bossi ha già dichiarato: “Se vogliono far perdere Cota si mette male. Si mette male per la democrazia, perché chi ha perso, ha perso e basta. C’è qualcuno che vuole annullare dei voti validi“. Cota ha gridato all'”attentato alla democrazia“. “Governeremo per cinque anni“, ha tuonato coraggioso.

Ora, capisco che la politica è la materia relativa per definizione. Ma non nelle sue regole fondamentali. Ormai in questo paese siamo abituati a non chiedere più conto ai politici delle fregnacce che dicono, ed è il primo passo per lasciare a loro la nostra sovranità. Scusi Bossi, ma chi è che vorrebbe far perdere Cota? La Bresso senz’altro, ma la volontà, senza i fatti, non basterebbe. E quali sarebbero i voti validi che si vorrebbero annullare? Quelli a una lista che non ha neanche raggiunto le firme necessarie per presentarsi alle elezioni, e quindi non doveva neanche essere candidata? Ma per piacere. E Cota, mi scusi, ma dove sarebbe l’attentato alla democrazia? Si riferisce per caso al fatto che lei sta governando una regione e forse non ne avrebbe nemmeno il diritto?

Un auspicio a tutti noi: basta lasciare che i politici diano aria alla bocca. Quando lo fanno offendono le istituzioni che rappresentano, credono di poterci prendere in giro e ciò che più conta infangano la politica come confronto democratico fra diverse posizioni. Se si gioca infrangendo le regole, si rompe il gioco stesso.

Riprendiamoci il gioco della politica, e rivendichiamo il diritto di scioperare dalle fregnacce.