Era tempo che desideravo parlare un po’ della cosiddetta tv del pomeriggio. Un flusso che procede a reti unificate, fra commenti ai minimi sistemi della cronaca e del costume, toccando talvolta picchi solenni, e poi via fino a saltare alla linea successiva che ti deposita nello studio di “Uomini e donne”, dove c’è nuovamente modo di assistere a un simposio sui gusti correnti, sulla militarizzazione spettacolare berlusconiana che, temo, immaginare un modo acefalo a misura di villaggio turistico.

Ecco, è di questo paesaggio desolante che avremmo voluto trattare, soffermandoci, come in una via crucis che avanza sotto una nube di paillettes, su ogni singolo obbrobrio, certi d’essere comunque gli sconfitti, i fessi che, scrutando la cosiddetta televisione del pomeriggio, immaginano che lì dentro, parafrasando un signore che accennava a “introdurre elementi di socialismo”, nel nostro caso si tratterebbe, più banalmente, di elementi di semplice buon gusto. Così, finché non ci è giunta una lettera, in forma di sfogo, di supplica.

Eccola: “Gentile Fulvio, le scrivo da comune spettattore tv e da operatore del settore. Lavoro in un programma del pomeriggio come programmista regista. Dalla famosa serata di mercoledi di ‘Chi l’ha visto?’ la trasmissione quotidiana per cui lavoro non ha mollato per un attimo la triste vicenda di Sarah. Ogni giorno, uno spazio di un’ora in cui, anche quando non c’era più niente da raccontare, un criminologo, una psicologa,  un giornalista (quasi sempre di ‘Libero’), commentatori titolati come X o Y, stanno lì a rigirare il coltello nella piaga, facendo congetture, ipotesi di fantasia, disamine di comportamenti contraddittori dei famigliari di Sarah, mentre vanno in onda ripetutamente le immagini e le interviste già viste un milione di volte, ed estenuanti collegamenti con Avetrana. E dibattono senza averne alcun titolo, dal momento che non ci sono novità da parte degli inquirenti, sostanzialmente disinformando. E non si molla, perché finché c’è da spremere si spreme.

Le scrivo non tanto per avere comprensione ma per sottoporle un problema che, a mio avviso, non viene quasi mai preso in considerazione dalla stampa. Il problema si chiama Tv del pomeriggio. E’ micidiale e si rivolge a un pubblico sensibile, fragile, condizionabile, fatto di casalinghe, pensionati, disoccupati, sfaccenda-ti giovani e vecchi. Comunque tutta gente che poi va a votare. Il lavoro che fanno trasmissioni come quella per cui lavoro è molto efficace, distogliere dai problemi come il lavoro e la disoccupazione ma anche dare un’idea aberrante di questioni sociali tipo: immigrazione, scuola, comportamenti giovanili, sessualità, aborto, fecondazione eterologa… E perciò si rimane con i soliti rassicuranti amiconi, quasi un salotto della nonna dove c’è la zia pettegola, lo zio fascista, il nonno brontolone e l’amica di famiglia moralista…

Non sono innocue queste trasmissioni. Guardi e scriva di noi. Mi scusi se mi sono permesso di invadere la sua posta con il mio lungo sfogo, ma lavoro in tv da una ventina d’anni e non mi sono ancora stancato di immaginarmi programmi che rispettino di più l’intelligenza e la dignità delle persone”.

Grazie, in questo caso, lo diciamo noi.

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Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2010