Il punto di partenza era la sospensione inflitta a Santoro e ad Annozero dal gran giurì capeggiato dall’ottavo nano (qui il video di Trarco Mavaglio sulle dichiarazioni rese da Masi a Paragone all'”Ultima Parola”), ma il punto di non ritorno si è incarnato nel consueto trash pecoreccio e sguaiato dall’inconfondibile copyright. La location è il salottino di Gianluca Paragone, che ha adunato svariati ospiti di tutto rispetto, dal gazzettiere d’assalto Sallusti fino all’abbaiante Vittorio Sgarbi.

Stavolta l’occhio orbo ed immaginifico del ciuffo più forforoso del cubetto televisivo nostrano (dopo quello di Filippo Facci), non pago della condanna comminatagli per aver insultato Travaglio nel 2008 e non sazio delle sue stantie e imbolsite prezzemolinate nel tinello delle barbaradurso e delle pupe e secchioni, è tornato a sagomare un altro erede di Benny con tanto di fez, gagliardetti e divisa d’orbace: nientepopodimeno che Peter Gomez. Quest’ultimo, che ha tutta l’aria di un frate francescano finito per sbaglio nel gineceo di palazzo Grazioli, spiega in modo superlativo una nota legge (presumibilmente) scritta da Gasparri, ma il suo intervento pian piano si rivela, a dir poco, letale. Scoperchia irrimediabilmente i vasi pandoriani del nostro tricomane criticone e apre le danze al collaudato rituale del canovaccio sgarbesco: urla ferine, ringhio corredato di bava, avvitamento della pupilla bovina, appannamento degli occhiali, anatemi vomitati a baionetta, insulti a vagonate. Tutta roba che avrebbe reso felici i compianti figli della lupa, ma che non sfiorano tangenzialmente la suscettibilità di Gomez.

L’epitome di questo butale “esprit de vulgaritè” è racchiusa in questo video. Non ci resta che dire: alalà.