Giriamola in positivo. L’ultimo episodio di sabotaggio nei confronti di Annozero rappresenta l’occasione per riproporre all’attenzione generale, e prima di tutto alle forze politiche della minoranza parlamentare, il vero problema dell’informazione in Italia, che è a monte delle singole censure e dei ripetuti attacchi a programmi e autori non graditi al presidente del consiglio.

Parlo della concentrazione di potere mediatico, economico e politico nelle mani di Silvio Berlusconi . Un abuso di potere permanente. Una condizione di privilegio inaccettabile. Un’anomalia divenuta abitudine. La definizione “conflitto di interessi” non basta più a descrivere un fenomeno eversivo che da molti anni condiziona e progressivamente svuota di sostanza la democrazia italiana.

Faremo bene a mobilitarci nelle prossime ore in piazza e sul web (noi a Milano abbiamo indetto una manifestazione per domenica pomeriggio dalle ore 15 in piazza San Babila), per difendere non l’icona Santoro, che peraltro sa difendersi benissimo da solo e si rafforza nella lotta, ma il nostro diritto ad un’informazione televisiva indipendente. Perché la Rai è dei cittadini, non di Masi e di Berlusconi.

Ma la nostra mobilitazione non deve fermarsi all’ultimo caso Santoro. La vera questione che grava sulla qualità dell’informazione e dunque sulla qualità della democrazia è quell’abnorme concentrazione di potere e di interessi, che consente al titolare di tre concessioni televisive nazionali, la cui moralità abbiamo imparato bene a conoscere, di diventare presidente del consiglio e in quanto tale di controllare l’azienda del”servizio pubblico”, in un Paese in cui la gran maggioranza dei cittadini ancora s’informa e si forma un’opinione attraverso la tv generalista.

Fin quando non si metterà mano a questa anomalia, la nostra democrazia non farà passi in avanti. Ecco dunque che l’ultimo sabotaggio a Santoro può servire come occasione per interpellare su tre questioni (lasciando stare per carità di patria responsabilità, errori e omissioni del passato) coloro i quali alle prossime elezioni ci chiederanno il voto in alternativa, almeno dichiarata, all’attuale governo.

1 Una legge antitrust, per aprire al pluralismo e alla concorrenza il sistema televisivo e il mercato pubblicitario, con dei tetti rigorosi per ciascun operatore

2 Una legge di regolamentazione dei conflitti di interesse, per rendere incompatibili le condizioni di azionista di un’azienda di comunicazione e titolare di concessioni pubbliche (anche attraverso familiari o prestanome) con lo status di candidato ad assemblee elettive o di titolare di funzioni di governo

3 Una legge di riforma del criterio di nomina della dirigenza Rai, da affidare a una fondazione indipendente dai partiti.

Queste tre riforme sono prioritarie per la qualità della democrazia. Per riconquistare credibilità agli occhi dei tanti italiani che in questi anni non si sono assuefatti alla Rai di Minzolini e all’Italia di Berlusconi, i dirigenti del Centrosinistra (o come si chiamerà) dovrebbero inserirle, dettagliatamente articolate, tra i primi punti del proprio programma di governo, con buona pace di quanti la pensano ancora come Piero Fassino che nel 2006 mi disse: “il conflitto di interessi non dà più lavoro a nessuno… ed è tempo che si stabilisca una gerarchia giusta di quelli che sono i principali temi intorno a cui si scandisce l’agenda politica del Paese”.