Queste settimane post-elettorali in Venezuela sono state caratterizzate da uno strano clima di sospensione, da un certo disorientamento ma anche da tentativi di rilancio. Tutti si sono detti vincitori.

Indubbio è stato il risultato della coalizione di opposizione (Mesa de Unidad Democrática) che ha avuto ben 64 seggi. Ora vedremo se sarà in grado di fare un’opposizione veramente democratica, dal momento che gravano ancora i tentativi di golpe nell’aprile del 2002 e la diserzione delle elezioni del 2005. Comportamenti, sinceramente, poco democratici.

Il partito di Chávez, dal canto suo, ha ottenuto 96 seggi invece dei 110 sperati, e ha mantenuto indubbiamente il ruolo di prima forza politica. Il coordinatore della campagna elettorale dei bolivariani, l’ex ministro dell’educazione Aristobulo Isturiz, ha dichiarato che “Si tratta di un trionfo e che è sufficiente per difendere la leadership di Chávez. Anzi – ha aggiunto – con questa vittoria abbiamo la forza necessaria per avviare importanti cambiamenti strutturali”. Alcune mosse fatte dal governo in questi giorni, sembrano andare proprio in questa direzione.

Il presidente Chávez in pochi giorni ha stretto importanti accordi finanziari con il presidente russo Medvedev, ha avviato un programma finanziato per la realizzazione di comuni socialiste, e ha perfino siglato un accordo economico per saldare 90 milioni di dollari di debito con la Colombia. Ristabilendo così dei rapporti di scambio significativi, dopo i rischi di guerra degli ultimi mesi.

Tuttavia è sul piano simbolico e comunicativo che i bolivariani di Chávez devono riguadagnare terreno. Per Chávez sarà difficile ma necessario riottenere il consenso degli anni passati. Dovrà lavorare più che mai sull’immaginario dei venezuelani. Ristabilire un orizzonte di speranza. Fare leva sul nazionalismo e sul riscatto delle classi sociali più deboli. Alcuni piccoli fatti fanno supporre che in fondo una strategia di questo genere è in cantiere da un po’ di tempo.

Qualche giorno fa una breve nota di agenzia, di quelle che saltano agli occhi solo dei curiosi e si dimenticano subito come quasi tutte le curiosità, riportava la notizia della riesumazione dei due cadaveri delle sorelle dell’eroe Simòn Bolívar da parte di una équipe medica specializzata. Del tipo Csi o Ris, per intenderci.

L’attenzione dei media era troppo concentrata sui risultati delle elezioni parlamentari perché la notizia potesse avere il giusto grado di considerazione. Eppure, dopo quella delle spoglie dello stesso Bolívar, avvenuta nel luglio scorso, si tratta della terza riesumazione ordinata direttamente dal presidente Chávez. Con i resti delle sorelle Bolívar, questa équipe potrà adesso fare un confronto del Dna e svolgere esami tossicologici comparati, così da individuare le reali cause del decesso del celebre fratello. Lo scopo dell’operazione è dimostrare che l’eroe patrio non morì di tubercolosi ma venne avvelenato da una congiura ordita da oppositori, spagnoli e forze straniere coloniali.

Se fosse confermata questa ipotesi, Chávez e i suoi sostenitori troverebbero uno straordinario impulso per ribadire al popolo venezuelano e a tutti i popoli sudamericani molte delle loro semplici e più forti argomentazioni. Per esempio, che l’azione di controllo politico e sfruttamento economico dell’America Latina da parte di potenze straniere è una pratica geopolitica ormai secolare, ma soprattutto che stare dalla loro parte e combattere oggi con gli ideali della rivoluzione bolivariana vuol dire combattere contro questa secolare ingiustizia e continuare il processo di liberazione pan-sudamericano avviato da Bolívar. In questo caso non solo eroe, ma anche martire. E, ovviamente, Chávez suo erede legittimo.

Mentre invece se così non fosse, se l’équipe dovesse accertare un’altra causa di morte o semplicemente la versione della tisi, è più difficile prevedere come si comporterà il governo di Chávez. Magari nascondendo la notizia, di sicuro non enfatizzandola, verrebbe da dire con malizia. Vero è che tutte le azioni che prendono le mosse da presupposti ideologici e hanno una esplicita finalità ideologica mantengono sempre un carattere sospetto. Anche se la realtà delle cose sta dalla loro parte. Non ci resta che dire: staremo a vedere.

Di sicuro per noi, che in Europa siamo abituati a periodici dibattiti su foibe, negazionismi e revisionismi vari, è senz’altro interessante vedere che, anche in un contesto per così dire esotico, la verità storica resta sempre il boccone più ghiotto della politica.

Solo che alla ricerca d’archivio, alla storiografia e alle ricostruzioni documentali, alle interpretazioni dei fatti, in questo caso si è sostituito il coroner. Nella migliore tradizione dei polizieschi televisivi. E come sempre, il tutto dominato dalla categoria della suspense. Nella migliore tradizione della società globale dello spettacolo. Staremo a vedere.