Se Umberto Bossi dice che “in Piemonte si mette male” ha le sue buone ragioni, anche perché il bello, dal punto di vista di chi ha perso le elezioni regionali di Marzo, deve ancora venire. C’è il rischio, per il presidente leghista Roberto Cota, di vedersi scavalcare da Mercedes Bresso. Tutto sarebbe da rifare. Di questo Bossi è preoccupato.

A maggio, il presidente uscente della Regione, con una sparuta compagine di ricorrenti (tra cui l’Udc, ma non il Pd), denuncia al Tar del Piemonte irregolarità nella presentazione di alcune liste a sostegno di Roberto Cota, che a marzo aveva vinto le regionali con uno scarto minimo di poco più di novemila voti.

Da allora si sono susseguite numerose udienze tra il Tar a Torino e il Consiglio di Stato a Roma. Il 15 luglio scorso i giudici amministrativi torinesi hanno comunque accolto due ricorsi della Bresso contro altrettante liste a sostegno del centrodestra. Si tratta di “Al Centro con Scanderebech” (già ribelle dell’Udc, espulso dal partito, planato a Montecitorio in sostituzione di Michele Vietti eletto vicepresidente del Csm, passato al Pdl ma rientrato proprio da pochi giorni nei ranghi di Casini) e “Consumatori per Cota”. Queste due liste, secondo la decisione del Tar confermata dal Consiglio di Stato, si sono presentate alle elezioni senza averne titolo, poiché – sfruttando una norma della legge regionale – hanno omesso di raccogliere le firme necessarie dichiarando il collegamento con una lista già esistente in Consiglio regionale. Peccato che Deodato Scanderebech (autentico “ras” torinese delle preferenze) avesse dichiarato il collegamento con L’Udc (che sosteneva Bresso) dopo esserne stato espulso.

Situazione analoga per la microlista “Consumatori”. In totale fanno 14 mila voti (12 mila e passa per Deodato) di cui il Tar ha ordinato il riconteggio. Bisogna verificare se gli elettori hanno dato la loro preferenza solo alla lista annullata o anche al presidente Cota (nel qual caso il voto è valido).

Dopo un’estenuante estate di discussioni su chi dovesse anticipare le spese del riconteggio, il 27 settembre è finalmente iniziato. Tutte le province hanno completato le operazioni, manca solo il risultato definitivo di Torino (dove si concentra oltre il doppio delle schede da ricontare). La tendenza è chiara (ed era francamente prevista): solo una piccola parte degli elettori ha votato anche per Roberto Cota e, a quanto pare, Torino non farà eccezione.

Dunque saranno prevedibilmente annullati più di novemila voti e Mercedes Bresso tornerebbe in vantaggio. Il termine (ma è già stata chiesta una proroga dal Tribunale di Torino che sta ricontando) è il 15 ottobre. Dopodichè il Tar e il Consiglio di Stato in secondo grado dovranno decidere che fare, se riportare il Piemonte al voto o ribaltare l’esito delle elezioni “restaurando” Mercedes Bresso. Insomma, ce n’è abbastanza per rendere il Carroccio un po’ nervoso.

Ma non è tutto: c’è il “bello”. Su uno dei ricorsi il Tar del Piemonte non ha ancora deliberato. Si tratta della lista “Pensionati per Cota” presentata dal consigliere Regionale, Michele Giovine (professionista delle liste civetta) che ha raccolto oltre 27 mila voti. Giovine comparirà il 15 dicembre di fronte al tribunale di Torino, dove sarà giudicato con rito immediato per falso. Quasi tutte le firme dei candidati della lista Pensionati (compresa una prozia classe 1919) sono (secondo le indagini della procura di Torino) “palesemente apocrife”, spesso falsificate all’insaputa degli stessi candidati. Un “vizietto” in cui Giovine era già caduto nel 2005, ma allora ne uscì grazie a una modesta oblazione consentita da una legge (che di fatto depenalizzava il falso in materia elettorale) poi dichiarata incostituzionale.

Insomma una lista in tutto e per tutto inesistente. Sul caso Giovine, dopo una serie di rimpalli tra Torino e Roma, deciderà finalmente il Consiglio di Stato il prossimo 19 ottobre. Difficilmente (ma nulla si può escludere) la sentenza sarà favorevole a Cota. In più, trattandosi di lista “inesistente” e non “irregolare” non dovrebbe nemmeno esserci bisogno di riconteggio e 27 mila voti (quarto volte tanto lo scarto tra i due candidati) andrebbero in fumo. Ma, c’è da scommettere, la parola “fine” è ancora lontana.