George Moustaki, un cantante noto a quelli della mia generazione, aveva adattato una canzone andina con un testo che suonava più o meno così: “Loro hanno i soldi ma noi abbiamo il tempo, loro hanno il potere, ma noi abbiamo tutto il tempo“. Credo che fra queste righe possiamo trovare la chiave con cui il potere ha fottuto il popolo dal dopoguerra in qua. Sembra che le parole di Moustaki debbano essere ribaltate. Se noi chiedessimo a 1000 lavoratori se preferiscano lavorare meno o guadagnare di più, non so quanti di loro risponderebbero “lavorare meno“. Sembra che avere più tempo sia un’opzione secondaria e questo perché lavorare meno significherebbe non avere abbastanza soldi per comprare tutte le cazzate inutili che il potere ci propina.

Negli ultimi 50 anni è stato costruito un secondo medioevo, con i “famosi” al posto dei nobili, i mezzi di comunicazione al posto degli editti e le banche al posto delle chiese, un medioevo in cui la gente viene talmente riempita di problemi di sopravvivenza da attaccarsi al primo che arriva, senza aver modo e tempo di capire chi sia. Al popolo viene indicato persino chi odiare, attraverso gogne mediatiche e processi televisivi e spende il proprio tempo in insulti alimentando una guerra tra disperati. Il crescente investimento del potere nell’enfasi della lotteria e del gioco d’azzardo serve ad alimentare questa sensazione di aleatorietà. Il popolo non ha più tempo. Non ha tempo per informarsi, non ha tempo per organizzarsi, non ha nemmeno il tempo per capire quanto profonda sia diventata la sodomizzazione sociale cui è giornalmente sottoposto. Chi ha soldi, potere e mezzi di produzione di beni (siano essi materiali o intellettuali) può permettersi di pensare a cosa potrebbe fare tra cinque anni, chi è precario, ha un salario all’osso con la mannaia del licenziamento, è afflitto dalla ricerca di un lavoro che non arriva, deve assistere familiari malati senza nessun aiuto, riesce a malapena a pensare a cosa potrebbe fare il mese prossimo. Questa differenza è la chiave. Il potere ha tutto il tempo e può comprarsi il tempo altrui per studiare il popolo e conoscerlo più di quanto egli conosca il potere, anzi, più di quanto conosca se stesso, come ammette amaramente Noam Chomsky:

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso“.

E così, mentre noi scriviamo i nostri pensierini nei blog, su facebook ed altri social network che qualcuno ha già predisposto per noi, dando così al potere ulteriore occasione di conoscerci e guidare le nostre menti e i nostri acquisti, i potenti della Terra hanno già capito cosa fare di noi fra cinque anni. Il popolo arriva sempre tardi, al massimo avverte il dolore, ma nel frattempo è già fottuto.