Prefetti in rivolta dopo la dura presa di posizione del presidente della Commissione parlamentare antimafia. Le parole di Pisanu, è la denuncia del Sinpref (il sindacato dei prefetti), sono “inappropriate e inopportune”. “Esiste un codice di autoregolamentazione, con il quale i partiti si impegnavano a non candidare le persone che avessero a loro carico precedenti pregiudizievoli. Il codice di autoregolamentazione impegnava non il Governo, non il ministro dell’Interno, né i Prefetti ma, correttamente, i partiti, poiché come è noto le candidature e le liste elettorali sono formate da essi’”. Ed è questo il tema centrale.

Ma il Pdl preferisce guardare altrove e intravedere dietro la posizione di Beppe Pisanu (“le liste per le amministrative sono piene di indegni”) un’altra manovra della destra che vuole sganciarsi da Berlusconi. Il Viminale di Maroni spiega, puntualizza, chiarisce. Morale di questa brutta favola è che “gli indegni” ci sono e resteranno al loro posto. Nei Comuni e nelle Regioni, a manovrare la spesa pubblica e ad occuparsi della vita (scuola, sanità, cultura, sviluppo) di milioni di italiani.

Luigi de Sena, oggi senatore del Pd e membro dell’Antimafia, in passato è stato vicecapo della Polizia e prefetto a Reggio Calabria. “Non difendo per partito preso i miei ex colleghi, le inadempienze e le distrazioni ci sono. Ma qualche errore forse lo abbiamo commesso anche noi come Commissione. Fare una verifica su tutti i candidati alle elezioni amministrative, dove si rinnovano non solo i Consigli regionali, ma anche decine e decine di consigli comunali, è una operazione spaventosa nelle realtà grandi. E poi si tratta di capire veramente quali sono le competenze dei prefetti sul territorio. Ma questo è l’aspetto formale, legato alle leggi e al rapporto tra i vari livelli istituzionali. C’è n’è un altro che è il punto vero. Le scelte della politica”.

De Sena spiega. “Il casellario giudiziario spesso racconta poco, le sentenze a volte ancora meno, la verità è che sui territori, soprattutto al Sud, i partiti sanno chi si mettono in casa e chi candidano. Quindi le loro sono scelte consapevoli, quando candidano un personaggio in odore, come si dice, lo fanno sapendo bene di chi si tratta. Mafia, camorra e ‘ndrangheta non arretrano di un millimetro, nonostante le inchieste e gli arresti, perché sul territorio politica e pubblica amministrazione non hanno alcuna credibilità. Quando sentiamo i magistrati di realtà come la Calabria che ci raccontano di inchieste dove spesso compare il consigliere regionale, il politico impegnato al Comune, l’assessore, allora capisci che c’è poco da fare se la politica non riesce a ripulirsi”.

Ma il dibattito, che pure dovrebbe allarmare partiti e uomini politici, finisce in bagarre. “Basta, finiamola con la criminalizzazione dei prefetti”, dice Amedeo Laboccetta, deputato napoletano e membro della Commissione antimafia, ma soprattutto grande amico e in passato socio di Francesco Corallo, il re delle slot-machine a livello mondiale. “La verità è che il presidente Pisanu sta vivendo il complesso dell’ex di fronte alla quantità e qualità degli obiettivi raggiunti dal suo successore al Viminale e complessivamente dal governo Berlusconi”. Anche il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma difende i prefetti: “Hanno fornito i dati che la legge consente loro di fornire”.

L’europarlamentare Luigi de Magistris, invece, attacca il ministro Maroni. “Invece di utilizzare il pugno di ferro contro gli immigrati e i deboli, lo utilizzi contro le mafie e la loro capacità di condizionare il voto, a livello nazionale e locale: esorti i prefetti inadempienti a fornire i dati completi sui candidati ‘indegni’ presenti nelle liste elettorali delle ultime amministrative”. Quello di Maroni è un “silenzio assordante, è un atteggiamento indecente per un ministro dell’Interno, che ha già dato prova, purtroppo, di grande incoerenza, sostenendo un governo che ha varato leggi pro-mafie’”.