Per la “grande incompiuta”, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, l’ultima soluzione escogitata è l’invio in forze di soldati, carabinieri e poliziotti. Come se l’ammodernamento dei 440 chilometri cominciato a metà degli anni Novanta e ancora in alto mare fosse solo un problema di ordine pubblico e non uno scandalo di proporzioni gigantesche. In una dichiarazione al Giornale della famiglia Berlusconi, il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, è stato perentorio: “Senza sicurezza non si rispettano le scadenze, lo Stato ci deve aiutare, sarà il governo a decidere se inviare le forze dell’ordine o i militari”. La richiesta sarà ufficialmente sostenuta dal consiglio di amministrazione dell’azienda delle strade che oggi, mercoledì, si riunisce simbolicamente a Reggio Calabria alla presenza del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.
Lo sanno anche le pietre che nei cantieri da anni si è infiltrata la ‘ndrangheta e che la sua presenza non giova ai lavori, anche se l’invio dei militari o delle forze dell’ordine sembra più una trovata estemporanea e propagandistica che una soluzione concreta. Le pressioni malavitose, però, non sono l’unica causa né quella determinante del fallimento dell’intervento. La scoperta repentina della presenza criminale da parte dei dirigenti dell’Anas assume, allora, un che di sospetto, tardivo e strumentale. Sembra la classica foglia di fico per coprire le vergogne di un fallimento. Soprattutto se messa a confronto con le dichiarazioni di sottovalutazione del fenomeno malavitoso rilasciate dallo stesso presidente dell’azienda stradale solo alcuni giorni fa a un altro giornale, La Stampa. Alla domanda “c’è la mafia nei cantieri?”, Ciucci risponde: “No, che noi sappiamo”.
I lavori sulla Salerno-Reggio Calabria non vanno avanti soprattutto perché i contraenti generali, i general contractor, fanno il bello e il cattivo tempo, subappaltano a un’infinità di ditte, impongono i loro tempi, aprono contenziosi a ripetizione, pretendono variazioni esorbitanti di prezzi in corso d’opera relegando l’azienda pubblica delle strade in un ruolo che appare subalterno e ancillare. Su quelle centinaia di chilometri lavora il fior fiore delle grandi imprese di costruzioni, da Impregilo a Pizzarotti, da Fincosit a Condotte a Baldassini-Tognozzi-Pontello, l’azienda fiorentina contigua al coordinatore Pdl Denis Verdini.
Qualche giorno fa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando alla Camera in occasione della richiesta del voto di fiducia al governo, ha inaspettatamente usato proprio il caso della Salerno-Reggio per ribadire che il suo è il governo del fare. E ha pure assicurato che entro il 2013 i lavori sarebbero stati conclusi. Proprio quella data, però, sta diventando di giorno in giorno sempre più imbarazzante per lo stesso Berlusconi e per i vertici Anas e somiglia a un cappio stretto intorno al loro collo. Perché tutti sanno che nel 2013 difficilmente l’autostrada sarà pronta. Vista da questa angolazione, la richiesta di inviare i soldati nei cantieri sembra un modo un po’ maldestro di mettere le mani avanti, il tentativo di addossare le responsabilità a “cause di forza maggiore” di natura malavitosa.
Alcuni mesi fa il deputato cosentino dell’Udc, Roberto Occhiuto, aveva dimostrato carte alla mano che i chilometri di autostrada ultimati dall’inizio 2009 a maggio 2010 sono stati meno di 8, per l’esattezza 7 chilometri e 800 metri. E anche gli atti ufficiali interni dell’Anas certificano quanto i lavori stiano procedendo a rilento. Il 30 settembre il presidente Ciucci ha informato il consiglio di amministrazione che “restano da finanziare circa 2,5 miliardi di euro relativi a 10 interventi” su un percorso di 60 chilometri, cioè ancora non si sa se e quando saranno trovati gli stanziamenti necessari per un tratto lungo circa un settimo di tutta l’autostrada. Questi 2,5 miliardi dovranno essere aggiunti ai 7,5 già impegnati, cosicché il costo finale dell’opera dovrebbe essere di 10 miliardi, sempre che non ci siano altri adeguamenti prezzi e revisioni in corso d’opera.
Non è l’unica incognita che grava sulla grande opera del Sud. Per esempio all’Anas ancora non sanno come risolvere la grana degli ultimi 8 chilometri e mezzo, quelli che da Campo Calabro avrebbero dovuto portare d’un soffio fino al futuro ponte sullo Stretto. A giugno Il Fatto aveva anticipato la notizia che quel tratto affidato a un consorzio composto da Impregilo e Condotte era stato stralciato e ora l’azienda delle strade è all’affannosa ricerca di una soluzione alternativa. Ancora: della galleria La Motta che la ditta Baldassini-Tognozzi-Pontello in base al contratto avrebbe dovuto consegnare all’Anas entro i prossimi 4 mesi, è stato realizzato appena il 9,61 per cento, mentre dei 19 chilometri e 600 metri del VI macrolotto Scilla-Reggio Calabria le ditte Impregilo e Condotte hanno costruito un misero 2,92 per cento. I 10,8 chilometri tra Pizzo Calabro e Sant’Onofrio devono addirittura essere ancora progettati e per i 21 chilometri e mezzo del macrolotto 3 è previsto che la gara per l’affidamento dell’appalto si tenga solo a febbraio 2012.
da il Fatto Quotidiano del 13 ottobre 2010













