Un paradiso naturale, dove sostano gli uccelli migratori e nidifica il falco pellegrino. Ma l’oasi degli Alberoni, uno degli esempi meglio conservati dell’ecosistema originario dell’alto Adriatico, potrebbe ridursi drasticamente. A causa della speculazione. Magari trasformandosi in un nuovo stabilimento o in un resort. L’oasi si trova sulla punta sud del lido di Venezia ed è un’area protetta gestita dal Wwf insieme al Comune con l’accordo della Provincia.

Un tratto dell’area è stato infatti inserito nell’elenco dei beni patrimoniali dello Stato che possono essere ceduti sul territorio agli enti locali ed eventualmente venduti. Un elenco creato con il federalismo demaniale tanto caro alla Lega e aggiornato ogni due settimane su internet. Con tanto di stima monetaria, anche se provvisoria: in questo caso un milione e mezzo di euro circa.

La notizia, riportata dai quotidiani locali, ha fatto rizzare i capelli in testa a più di una persona in Laguna. L’arenile, che per un breve tratto ospita già i celebri bagni comunali, unica struttura privata che opera in concessione nella zona, è molto amato dai veneziani. “Quando ho letto la notizia – racconta Jacopo Capuzzo, presidente dell’Oasi Wwf – ho fatto un salto sulla sedia. La spiaggia infatti rientra a pieno titolo dentro i confini della nostra area protetta, che è composta anche dalla pineta gestita insieme ai servizi forestali provinciali e dal campo da Golf che sorge alle sue spalle. Una liberalizzazione sarebbe totalmente in contrasto con i nostri principi”.

Nel Comune amministrato da Giorgio Orsoni questa cessione sta creando molte perplessità. Dall’assessorato competente minimizzano. «E’ un errore – spiega il titolare del Patrimonio Bruno Filippini – in verità si tratta di un altro terreno, confinante con l’arenile, ma non l’arenile, c’è probabilmente uno sbaglio nella dicitura. Gli arenili sono un bene indisponibile e non possono essere messi in vendita, questo è sicuro, ma devono passare alle regioni, che poi per sussidiarietà possono decidere di passarli ai Comuni». Secondo il decreto legislativo 85/2010, che disciplina il federalismo demaniale, in effetti, i beni del demanio marittimo come le spiagge dovrebbero essere trasferiti alle regioni. E rimanere inalienabili.

In effetti, nonostante la dicitura sulla lista del demanio sia chiarissima («Arenile degli Alberoni – Lido, via della Droma 0»), dopo avere consultato le mappe catastali e avere confrontato i numeri delle particelle, si scopre che il terreno cedibile rientra completamente all’interno dell’Oasi, ma non è l’intero arenile come si era pensato inizialmente, bensì un terreno al limitare della spiaggia. Un terreno bello grosso, proprio accanto ai famosi bagni immortalati da Luchino Visconti in Morte a Venezia. Se fosse richiesto dal Comune, dopo un cambio di destinazione d’uso, potrebbe anche essere venduto. Con soddisfazione dei privati, che sarebbero già pronti a investire in una zona così bella e incontaminata.

La zona a protezione speciale, composta dalla spiaggia, dalle dune alle sue spalle e della pineta è un continuum territoriale, molto fragile dal punto di vista ambientale. I confini dell’Oasi sono stati ampliati nel 2007 ed essa è sottoposta a vincolo paesaggistico. Cosa potrebbe succedere, una volta che i decreti attuativi sul federalismo demaniale saranno pronti e le liste saranno definitive? La vendita è solo una delle opzioni praticabili e non è immediata. Il terreno inserito nella lista può infatti essere richiesto dagli enti territoriali, Regioni, Comuni e Province. Il Comune, in base al criterio di territorialità stabilito dal decreto sul federalismo demaniale, potrebbe far valere un diritto di prelazione e farsi avanti per primo, chiedendo la concessione dell’area e presentando un progetto di valorizzazione, e magari continuando a gestirlo pubblicamente.

Ma si potrebbe anche procedere ad una vendita o all’inserimento in un fondo immobiliare. Non si tratta naturalmente di un percorso a breve termine, perché il tutto deve passare attraverso i decreti definitivi che devono ancora arrivare, attraverso il cambio di destinazione d’uso e poi l’approvazione di una conferenza unificata. Ma la preoccupazione da parte dei gestori dell’oasi c’è eccome.

“La zona – spiega ancora il presidente dell’oasi Wwf – è particolarmente fragile dal punto di vista ambientale, se dovessimo perdere un pezzo dopo l’altro sarebbe una cosa molto grave. Personalmente ho già chiesto chiarimenti al Comune, dove mi hanno assicurato di voler continuare con una gestione pubblica dell’area”.

Insomma, per ora il federalismo demaniale in Laguna sembra portare più che altro dei grattacapi. Tanto che, a quanto pare, sia dal Comune, che dagli enti di gestione della zona sono partite un serie di telefonate verso Roma, liquidate con un poco rassicurante “tutto è possibile”.

“Tutta la vicenda mi lascia estremamente preoccupato – nota Paolo Pileri, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano – perché alla fine attraverso queste misure l’unica cosa che viene davvero incentivata è la valorizzazione monetaria del suolo”.