Mi sembra che Sallusti e soci stiano dando il meglio di sé per dimostrare un assunto che da quasi trenta anni vive solo nella fantasia della destra rabberciata di questo paese: l’assunto è il seguente. La sinistra si crede moralmente superiore e intellettualmente maestra rispetto alla controparte politica.

Il Giornale in questi giorni ha dato la parola ai pochi intellettuali che si collocano a destra per dimostrare le magagne e le insidie di questo credo e spiegare ai loro lettori perché la cultura di sinistra è egemonica e anche un poco diabolica. Gioco forza vuole che gli intellettuali interpellati siano quarte scelte del mondo intellettuale (se esiste questo mondo), sempre gli stessi (Veneziani, Zecchi ecc), e che argomentino il loro scritti con tale livore e rabbia da sminuire del tutto anche alcune buone intuizioni che, disseminate qua e là, si trovano negli articoli.

Lo stesso Sallusti, ci mette del suo, per miseria o disonestà intellettuale, nel momento in cui denuncia i due pesi e le due misure applicati al giornalismo di destra o di sinistra: dice, in buona sostanza: quando il Fatto o Repubblica fanno le inchieste è vero giornalismo, mentre quando le facciamo noi sono operazioni sporche. Omette il particolare, non del tutto secondario, delle telefonate intercorse che subordinavano la pubblicazione di una certa inchiesta al rilascio di una intervista. Cosa che, quanto meno per quello che ci è dato di sapere, i sopramenzionati quotidiani non sono soliti fare.

Infine Porro, che si strugge davanti alle telecamere di La7 perché nelle intercettazioni ha minacciato bellicosamente il capo ufficio stampa di Confindustria e non si vergogna, invece, della rappresentazione da “ Sciura Maria” che traspare nel momento in cui, rancoroso e vendicativo, si lamenta del fatto che quel tizio non lo saluta.

Fa capolino, in questi comportamenti, quel famigerato sentimento che spesso e a sproposito viene addebitato ai meno abbienti: l’invidia mista ad un desiderio di rivalsa. Un senso di inadeguatezza che pervade le loro parole e i loro scritti e da cui scaturisce una sensazione di penosa tenerezza che mi impedisce di amarli ma anche, tutto sommato, di odiarli.

Insomma la sindrome di Kalimero pare abbondante e diffusa nel mondo organico della destra che scrive e che appare in televisione: la domanda sorge spontanea, anche alla luce della qualità umana non del tutto eccelsa, che galleggia a sinistra. Non è che, più che per merito della sinistra, sia demerito della destra (di questa destra) se non si riesce ad abbattere questa presunta superiorità?

Chiaramente ammesso che, di questi tempi, esista una superiorità morale e intellettuale ed ammesso che, di questi tempi, esista una sinistra.