“Hai mai pensato a quanta strada deve fare l’acqua prima di arrivare nel tuo bicchiere? Per salvaguardare l’ambiente si può bere l’acqua del rubinetto, una volta verificata la sua qualità, oppure un’acqua minerale proveniente da fonti vicine al tuo territorio. Per l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri di acqua per 100 km, si producono emissioni almeno pari a 10 kg di anidride carbonica.”

Questo testo non è l’ennesimo appello ambientalista di un qualche gruppo di acquisto solidale o di un comitato a favore dell’acqua pubblica: è la pubblicità su cui la Coop sta investendo ingenti risorse economiche acquistando intere pagine di quotidiani a tiratura nazionale, per lanciare un messaggio, almeno in parte, di buonsenso.

Il fatto che non sia più solo un movimento capillare, diffuso e vincente, ma dal basso e fino a poco tempo fa isolato da partiti e istituzioni, a parlare di acqua pubblica anche attraverso la promozione dell’acqua del sindaco è una gran buona notizia.

Anche al di là delle reali motivazioni che spingano un colosso nazionale come Coop a non far più finta di nulla rispetto ad una sensibilità che ha prodotto, tra le tantissime vertenze e vittorie locali, quella specie di miracolo manifestatosi poche settimane fa nella raccolta di un milione e mezzo di firme per i referendum a favore della ripubblicizzazione dell’acqua.

Alla pubblicità del marchio COOP ha dovuto rispondere, in fretta e con altrettanta forza, Mineracqua, la Federazione italiana dei produttori di acque minerali e naturali, che si sentono ovviamente minacciati da un’operazione di marketing che, nei fatti, potrebbe anche far crollare vendite e profitti nel secondo Paese al mondo per consumo di acqua in bottiglia (plastica e vetro).

Nella pubblicità comparata si affossa la credibilità dell’acqua del rubinetto elogiando le magnifiche sorti e progessive delle minerali, trasportando su carta quel grande incantesimo mediatico che sono diventati ormai da molti anni gli spot in tv, vedere per credere.

“L’acqua minerale è imbottigliata all’origine in contenitori sigillati, sicuri e riciclabili. Raggiunge casa vostra con la purezza e il gusto originali”, mentre “l’acqua del rubinetto è trasportata per molti chilometri in tubature. Nessun filtro in commercio potrà mai trasformarla in acqua minerale”.

L’acqua minerale, per il cui prelievo gran parte delle maggiori etichette italiane pagano concessioni ridicole alle Regioni, viaggia su Tir per centinaiai e migliaia di chilometri, alla faccia della sostenibilità ambientale e dei controlli…

Ciò detto, migliaia di fontane pubbliche con l’acqua del sindaco naturale e frizzante; centinaia di mense che in tutta Italia hanno scelto di mettere al bando l’acqua in bottiglia a favore dell’acqua pubblica servita in caraffe riutilizzabili; decine di gruppi e singoli cittadini che si sono liberati dalla dipendenza dell’acqua in Pet, ci parlano di una formidabile verità: quelle che fino a qualche anno fa sembravano stili di vita inconfutabili e battaglie sistematicamente perse, sono adesso percorsi condivisi da sempre più persone, istituzioni, realtà.

A Coop un piccolo suggerimento e una proposta concreta: insista nell’utilizzare la pubblicità per informare, e traduca una presa di posizione importante in atto conseguente: che bello sarebbe entrare in uno dei vostri supermercati e scoprire che finalmente non ci sono più bottiglie di plastica accatastate in enormi bancali provenienti da chissà dove.

Questo sì che sarebbe un gran bel salto di qualità!

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