Il Politecnico è bloccato, le lezioni sono rinviate ed è necessario avvertire gli studenti che potrebbe essere solo l’inizio di un periodo nero. Allora i presidi delle Facoltà di Ingegneria e Architettura di Torino hanno preso carta e penna e scritto a tutti gli universitari con due lettere distinte.

“Cari Studenti, come Presidi delle tre Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino dove state per cominciare o per proseguire gli studi – si legge nella prima missiva pubblicata anche sul sito web dell’ateneo – ci sentiamo in dovere di informarvi su ciò che sta avvenendo nell’Università e che riguarderà da vicino il vostro futuro in questa istituzione. Le difficoltà e le incertezze che hanno provocato il rinvio dell’inizio delle lezioni (…) del quale comunque ci scusiamo, sono dovute alla delicata situazione dell’Università italiana, strangolata da fortissimi e insostenibili tagli ai finanziamenti ordinari in attesa dell’ennesimo e problematico tentativo di riforma”.

Sarà difficile per il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ignorare anche questa volta il grido di dolore che arriva da 5 presidi di una delle eccellenze del paese. Non potrà dire che sono stati “indottrinati dalla sinistra” come ha fatto venerdì con i trecentomila ragazzi scesi in piazza per manifestare contro i tagli alla scuola e all’università. Perché le parole di Paolo Camurati, Donato Firrao, Sergio Rossetto, Ferruccio Zorzi e Rocco Curto condannano senza mezze misure una riforma fatta con le forbici in mano e che incide soprattutto sull’università pubblica.

“ll progetto di riforma in discussione al Parlamento – scrivono infatti i presidi – sembra essere prevalentemente condizionato dalla preoccupazione che la riforma non comporti maggiori oneri finanziari, senza fare intravedere convincenti linee guida di futuro sviluppo del sistema universitario. Anzi, i provvedimenti governativi in materia finanziaria degli anni più recenti rischiano di pregiudicare la funzionalità dell’Università pubblica già dal 2011, comportando l’impossibilità di far fronte alle spese correnti e un’intollerabile riduzione delle prestazioni didattiche e dei servizi agli studenti”.

“Come sapete – si legge ancora nella lettera – il corpo docente è formato da professori ordinari e associati e da ricercatori, coadiuvati dal personale tecnico-amministrativo. Tutti sono stati colpiti dai tagli in un modo che non trova eguale nel comparto pubblico e particolarmente danneggiati sono risultati i ricercatori, privi di uno stato giuridico chiaro e con prospettive di carriera molto incerte”.

La protesta a Torino riguarda il 30 per cento dei ricercatori delle facoltà di Ingegneria e la quasi totalità di quelli delle facoltà di Architettura in cui il corpo docente ha una maggiore incidenza di ricercatori. Il Rettore, Francesco Profumo, ha annunciato la necessità di ricorrere a “professori a contratto” esterni se i ricercatori non riprenderanno a fare didattica (dato che per contratto non sono tenuti a farlo).

“Tutto ciò premesso – spiegano i presidi di Ingegneria – è comunque doveroso da parte nostra sottolineare che, nonostante le grandi difficoltà incontrate, i professori e i ricercatori del Politecnico di Torino proseguono nel loro impegno per mantenere gli eccellenti livelli di formazione, ricerca e servizi riconosciuti a livello internazionale. Condividono senza riserve l’obiettivo di migliorare l’attuale Università secondo principi meritocratici e di efficienza, ma giudicano inaccettabile l’uso strumentale di tali principi a difesa di tagli indiscriminati e di provvedimenti legislativi che mettono in pericolo il funzionamento stesso dell’istituzione universitaria pubblica, invece di renderla sempre più competitiva a livello internazionale e in grado di offrire strumenti di crescita per il Paese e per i giovani”. Che guardano al futuro disegnato per loro dalla Gelmini con sempre meno fiducia.

da il Fatto Quotidiano del 10 ottobre 2010