Il Giornale di famiglia ci ha ripensato e ha pubblicato quattro pagine di dossier dedicate alla amica Emma Marcegaglia, per usare il Berlusconi frasario. La pubblicazione ha confermato quanto sia stato sbagliato perquisire la redazione alla ricerca della pistola fumante, e in ogni caso le perquisizioni in redazione non ci piacciono mai. La redazione, peraltro, è solo la discarica, l’utilizzatrice finale della fabbrica dei veleni, che ha sede in ben altri palazzi dove, da tempo immemorabile, si ritrovano i sopravvissuti delle logge deviate.

Non ci passa neppure per la testa di contestare la legittimità della pubblicazione di atti, documenti, intercettazioni che abbiano una evidente rilevanza sociale, questo vale sempre ed anche nel caso del presidente Fini e della signora Marcegaglia. Del resto proprio “il Fatto” ha dimostrato come si possano difendere le ragioni politiche di Fini e nello stesso tempo pubblicare documenti che sollecitano dallo stesso Fini, risposte chiare, nette, non ambigue.

Quello che, invece, non è tollerabile è che un giornale decida di pubblicare notizie e dossier solo quando viene sfiorato il padrone editore. Come mai il direttore Boffo, il giudice Mesiano, il presidente Fini, la signora
Marcegaglia, per non parlare della signora Veronica diventano oggetto di morbosa attenzione solo quando osano sfiorare “il piccolo Cesare”? Quale mano, manina o manona si incarica di recapitare le bustine e le bustone? Sino a quando si potrà fingere di non sapere o di non vedere?

L’accertamento di eventuali responsabilità penali spetta, ovviamente, agli inquirenti, ma sul piano politico stiamo assistendo ad un pestaggio mediatico che affonda le sue radici nell’irrisolto conflitto di interessi .Non c’è bisogno di alcuna perquisizione per vedere il nesso fortissimo che esiste tra il Berlusconi furioso e i pestaggio riservati agli irriverenti, ai contestatori, ai disobbedienti.

Boffo, Fini, la Marcegaglia non erano dei nemici, lo sono diventati quando hanno osato, magari timidamente, esprimere qualche critica nei confronti del capo supremo.

Adesso dovrebbe essere chiaro a tutti, anche a loro, che l’intreccio tra politica, affari e media rappresenta un cappio al collo del sistema democratico, un cappio che, di volta in volta, può stringersi attorno al collo del nemico di turno.

Se l’associazione delle “vittime del conflitto di interessi” riuscisse a mettere insieme le forze, forse si potrebbe approvare una buona legge eliminando così una metastasi che rischia di condurre a morte il nostro ordinamento democratico.

Sarà la volta buona o saremo costretti, magari tra qualche settimana, a rivedere i minuetti televisivi conditi di baciamano, battutine, e barzellette dedicate alla cara Emma o all’amico Gianfranco?