Non si sta perdendo troppo tempo per provare a sbloccare la situazione politica in Italia con giochi di palazzo, attese tattiche, illusioni e leaderismi? Non è vento il momento di dirsi le cose come stanno e fare l’unica mossa finora non pensata ma che rimetterebbe tutto in moto, la vera mossa del cavallo? Cioè una coalizione davvero alternativa a Berlusconi ma indipendente e autonoma dal delirio che affligge il Pd e che lo porterà  alla disfatta?

Facciamoci due conti. Sono sedici anni che Berlusconi imperversa nella politica italiana. Le malefatte le conosciamo tutti e non c’è bisogno di ripeterle. In questi sedici anni egli ha governato per otto anni, il resto è governo dei vari centrosinistra. Se facciamo un bilancio serio e spassionato scopriamo che: le tasse sono più alte, le pensioni e i salari più bassi ma contemporaneamente il debito pubblico e il deficit sono aumentati. Lo stesso taglio ai servizi pubblici non ha prodotto alcun beneficio, la precarietà dilaga, le prospettive di futuro sono cupe, la scuola e l’università costituiscono il banchetto per gli appetiti privati di chiese e confindustrie. Sui diritti civili siamo indietro rispetto agli anni 80, una morsa stringe questo paese e non gli fa vedere nessun futuro. Questo è il risultato reale, misurabile, concreto di sedici anni di politica che ruota attorno al berlusconismo e al suo contrario un po’ astratto. In questi sedici anni, l’alfa e l’omega della politica di alternativa, a ogni livello, ha ruotato attorno alla parola d’ordine: “liberarsi di Berlusconi”. Dopo sedici anni, egli è ancora lì, forte e saldo nonostante una crisi di fondo che potrà farlo stramazzare all’improvviso.

Tutto questo tempo non è mai stato utilizzato – tranne la breve stagione dei “movimenti” tra il 2001 e il 2003 – per costruire un progetto credibile, di uscita dalla crisi italiana e di riforma profonda del paese. Eppure, idee e suggestioni ne sono state seminate molte e ancora oggi c’è una miriade di elaborazioni, energie, volontà positive che aspettano solo di mettersi in gioco e al servizio di un mondo migliore. Quanti tra di noi, infatti, sono profondamente d’accordo che in Italia c’è una gigantesca questione di diseguaglianze crescenti con grandi fortune intoccabili e un lavoro, precario, dipendente, semi-dipendente, depauperato che però è l’unico a pagare le tasse? Quanti non esitano a scegliere i lavoratori Fiat di Pomigliano, Melfi, Mirafiori invece di Sergio Marchionne pagato 400 volte lo stipendio di un suo operaio? Non siamo d’accordo che occorre un grande piano di lotta all’evasione fiscale – agendo sui patrimoni, le rendite finanziarie, le grandi banche – per redistribuire equamente le risorse, salvare i servizi pubblici, potenziare il lavoro e i sussidi sociali? Quanti condividono che la battaglia per la legalità e contro la corruzione – come evidenziato dalla legge elaborata dal Fatto – sia l’unica strada per ridurre davvero la spesa pubblica, eliminare il malaffare, finirla con la logica perdente della Grandi opere (Tav, Ponte) e investire finalmente in un grando piano di ristrutturazione idro-geologica del territorio? E non pensiamo che occorra difendere con i denti beni comuni essenziali come l’acqua o impedire il ritorno del nucleare? E ancora, non condividiamo la prospettiva di un piano massiccio di investimenti su scuola, ricerca, università per la libertà di insegnamento, di ricerca, dei saperi, fuori dallo schiaffo degli interessi privati? La difesa dei diritti civili contro le ingerenze vaticane? La riforma della politica con un sistema di eliminazione, drastica, dei privilegi, dei cumuli di mandato, con forme di democrazia “diretta”, anche via web, e di reale controllo popolare? La fine della proiezione militare italiana con un recupero di soldi, vite umane e una vocazione pacifica della nostra politica internazionale?

Si potrebbe continuare, non voglio scrivere il programma elettorale, solo indicare questioni su cui c’è un ampio consenso. In forze politiche parlamentari e non, nel “popolo viola”, nei movimenti Antimafia e antindrangheta, nei ragazzi delle Agende rosse, nel mondo del lavoro diffuso, non solo nel popolo della Fiom, tra gli studenti universitari e medi, nel mondo del precariato e della ricerca, nel sindacato di base e nei comitati territoriali che cercano di difendere i propri beni comuni. I vari Di Pietro, De Magistris, Vendola, Landini, Cremaschi, Borsellino, D’Arcais, Grillo, dicono spesso le stesse cose. Non a caso, in molti, si ritroveranno in piazza il prossimo 16 ottobre nella manifestazione indetta dalla Fiom.

Ci sono milioni di persone che fanno già questo, che sono già d’accordo. Ma il gioco politico presente condanna tutti a una tattica esasperante in attesa che si capisca cosa davvero vuole fare Fini così poi si capisce dove va Casini, e allora si sblocca Montezemolo in modo che D’Alema e Veltroni possano giocare l’ultima loro battaglia e consentire o meno a Vendola di scendere in campo. Una concatenazione di elementi negativi che ci condurrà fino alla disfatta.

E allora, non è meglio una mossa del cavallo? Non è meglio decidere, con nettezza e sicurezza, che si fonda su alcuni punti programmatici forti, di prospettiva e di incoraggiamento, una Coalizione alternativa, che lasci il Pd al suo destino e ai suoi giochi distruttivi, che provi a recuperare il tempo perduto e si candidi, si candidi, a offrire una soluzione alla crisi? Non prenderà la maggioranza, ci vorrà del tempo, ma comincerà l’opera, che non è mai cominciata. E del resto, Marina Silva, in Brasile, si è fermata “solo” al 20%, ma non è già indicata come la novità del futuro? I Verdi tedeschi non si preparano a superare la Spd a Berlino? Prima di arrivare a vincere, i governi latinoamericani, come Morales, non hanno dovuto costruire una traversata? Si può costruire un campo d’azione del Lavoro, della Dignità, dei Diritti e dell’Ambiente che metta in rete competenze e progetti e provi a dare una scossa al paese e prepari la propria traversata. Senza aspettare cosa succede nel Pd e nel resto di un centrosinistra asfittico e perdente. Anzi, lasciando la partita degli Highlander (“finché ne rimanga solo uno”) al suo destino.

Ma così vince Berlusconi, si dirà. Ha già vinto, ha già rappresentato la stella polare della nostra vita politica per troppi anni. Un giovane o una giovane oggi costruisce il proprio immaginario attorno alla sua persona e, soprattutto, alla sua cultura, troppo spesso scimmiottata anche dagli avversari. Qual è il punto di riferimento alternativo costruito in questi anni? I vari pasdaran diranno chi Grillo, chi Vendola, chi Di Pietro. Ma non si tratta di indicare altri nomi, altri leader, ma un rogetto avvolgente e coinvolgente, un’ipotesi di lavoro, una prospettiva per cui valga la pena impegnarsi.

La leadership di questo progetto dovrebbe essere collettiva: chi ha voglia di cimentarsi si metta in gioco e a disposizione, senza rendite né investiture popolari. Una fotografia di gruppo, una democrazia partecipata, con forme nuove da costruire insieme. Se davvero si vuole dare una chance dal basso si facciano scelte forti. Una nuova coalizione, un nuovo progetto, una nuova speranza. Se non si fa ora, quando?