Otto ottobre 2010. La data è quella di domani.  Gli studenti tornano in piazza e si moltiplicano i segnali e le iniziative che fanno pensare che stia cominciando una seconda Onda – dopo quella dell’autunno 2008 – e non una sporadica manifestazione una tantum. L’occasione per dare un coagulo e una sincronizzazione a gran parte della protesta contro i tagli, che va dalla scuola dell’obbligo all’università, questa volta non la dà la Cgil ma un appuntamento nazionale decentrato dell’Unione degli studenti, con il doppio slogan “Cambiare,ora!” e “Chi apre una scuola chiude una prigione”.

Saranno quindi gli studenti delle medie superiori l’ossatura della giornata, con appuntamenti per i cortei nelle piazze di almeno 65 capoluoghi italiani. All’evento in Facebook alle 16 del pomeriggio avevano già aderito in 54 mila. La piattaforma ufficiale è semplice ma anche raffinata e ricalca le rivendicazioni delle mobilitazioni studentesche degli ultimi anni. Punto centrale è il cambiamento della manovra economica : a partire dai tagli iniziati con la Legge Finanziaria 133 del 2008 e la reintroduzione sul posto di lavoro di tutti i docenti precari che sono stati messi alla porta con l’eliminazione di 67.000 cattedre.

Gli studenti, inoltre chiedono un piano straordinario per l’edilizia scolastica: 12 miliardi di euro in dieci anni e una Legge Quadro sul diritto allo studio per borse di studio, trasporti e comodato d’uso sui libri di testo con un fondo di finanziamento nazionale che dia slancio ed equità agli interventi delle regioni. Decisivi gli investimenti sull’edilizia e sull’organico poiché in Italia si calcola una media di 22 studenti per classe con picchi di 35 contro una media europea di 18.

Le spese per l’istruzione in Italia sono pari al 4,5% del Prodotto Interno Lordo contro una media OCSE del 5,7%. “Noi – scriovono gli studenti – chiediamo l’allineamento alla media Europea credendo che un forte investimento nella cultura possa essere l’unico modo per uscire dalla crisi, a partire dalla riconversione dei fondi stanziati alle scuole paritarie all’istruzione pubblica, tagliando sprechi istituzionali e le inutili e dannose spese militari”.

In molte città confluiranno nei cortei quegli studenti universitari che sono già entrati in agitazione, in genere a fianco dei ricercatori precari e della loro durissima battaglia. A proposito di precari della scuola c’è da registrare – per i non addetti ai lavori – la differenza tra Unicobas che domanio manifestano nazionalmente a Roma e Cobas Scuola che lo faranno il 15: ma è assai probabile che si manifesterà in entrambe le date.

E’ probabilmente l’Università, però, l’epicentro politico dello scontro perchè il Governo, che su questo punto conta anche su una certa solidarietà dei Rettori, vuole far approvare la Riforma Gelmini a tappe forzate , mentre per i ricercatori precari e gli studenti in lotta questa Riforma è sinonimo e copertura dei tagli. Già si parla di tentare di “assediare” il Parlamento la prossima settimana il 14 ottobre, in occasione della calendarizzazione della Riforma. Si sono già tenute assemblee in tutte le principali Università italiane, con livelli di partecipazione che in genere si avevano solo a partire dalla metà di ottobre o anche più avanti.

di Paolo Hutter