Povera Sarah. Povera ragazza. Povera donna. Perché quello consumato è l’ennsimo delitto, efferato e infame, di un uomo contro una donna. Non c’entrava niente lo stile di vita di Sarah, i suoi tre profili Facebook, quella larva umana che l’ha uccisa e massacrata non sa nemmeno come si accende Internet. E’ semplicemente un uomo, uno dei tanti, dagli istinti bestiali e distruttivi. Un omicidio che continua a interpellarci su questa violenza quotidiana e troppo spesso sottile – così sottile che diventa il terreno di coltura di esplosioni virulente come quella contro Sarah – che gli uomini esercitano sulle donne. Non ce la caviamo con il gesto estremo, con l’assurdità della violenza – a chi verrebbe in mente di violentare una ragazzina dopo averla uccisa? – non ce la caviamo così, c’è qualcosa che va ribaltato, un senso delle cose che va sconfitto, un’altra idea della convivenza e dei rapporti di genere che va affermata. A partire dagli uomini che oggi si sentono male per questa notizia.

Una notizia che chiama in causa un altro santuario apparentemente intoccabile, la famiglia. Che desolazione vedere la reazione vaticana al dibattito sulla fecondazione artificiale in nome di una presunta famiglia che verrebbe scompaginata. Che desolazione e che rancore. Eccola la famiglia che piace ai baciapile di turno. Lo zio che ammazza la nipote, la moglie che forse sa qualcosa e lo nasconde alla sorella, la cugina che sospetta e si porta una pena nel cuore esplosa solo oggi con l’appello a «fargliela pagare». Dieci minuti dopo che Federica Sciarelli dava, impietosamente, la notizia della confessione del cognato alla madre di Sarah, sul Tg3 ascoltavamo il sottosegretario Eugenia Roccella dire che se passa l’ipotesi della fecondazione artificiale, si rischia di perdere il senso e l’unità della famiglia con figli che potrebbero avere non più due ma magari anche tre o quattro genitori. Magari sarebbero uomini e donne, non bestie come quel genitore naturale che non ha esitato a disossare sua nipote, incolpevole ragazza di quindici anni, vittima di una violenza troppo naturale.