Come provare a emanciparsi dall’appiattimento nei confronti di un generale modo di pensare? Quale la strada?

Il primo passo è certamente quello di afferrare con coraggio la realtà e provare ad agire. Poi provare ad essere in un modo diverso da ciò che chiede la massa. Spegnere i televisori o almeno sezionare i programmi da vedere è un buon inizio per disintossicarsi. Altrettanto importante sarà fare cose non staccate da quelli che riteniamo essere i nostri principi. Se crediamo nella giustizia, non possiamo rubare o ammazzare. Così come non possiamo vilipendere esseri umani.

Credo che, per avviarci verso una reale libertà di pensiero e una consapevolezza del nostro ruolo attivo nella Storia, faremmo bene a porre estrema attenzione alle persone con cui ci accompagniamo. Se crediamo come principio della nostra esistenza il bene delle generazioni future, non possiamo accompagnarci con chi porta avanti e propone modelli di vita distruttivi della dignità umana. Voglio dire che non possiamo avallare, con la nostra quiescenza, chi lascia più libertà di circolazione alle merci che agli uomini. Per incamminarci in un sentiero di reale libertà di opinione, dobbiamo essere vigili e saper riconoscere le persone che operano solo per il proprio tornaconto. Dobbiamo individuare chi agisce a discapito della collettività. Questi elementi che tendono a distruggere una collettività, sono individui che fanno il male di noi tutti e quindi malvagi.

I malvagi sono astuti e arrivano sempre travestiti da buoni, dicono di operare per il bene e per l’amore, parlano di necessità storiche e sociali, ma soprattutto sono abili a mettere i poveri contro i poveri. Il risultato cui essi tendono è quello di accrescere il proprio potere limitando la nostra libertà di pensiero. Per farlo non hanno bisogno di fucili. Devono solo diffondere nella comunità un senso di grande insicurezza e di grande isolamento.

Però il malvagio non è il nemico più insidioso per la libertà perché la stupidità lo è ancora di più.

Contro i malvagi e la stupidità mi vengono in mente i pensieri di Dietrich Bonhoeffer quando affermava che “contro il male è possibile protestare e lottare, ma contro la stupidità tutto è vano. Non ci sono difese. Motivare, spiegare non serve a niente. La stupidità vive di pregiudizi e alla ragionevolezza e ai fatti si oppone, non crede, si mostra scettica. A differenza del malvagio, lo stupido è sempre soddisfatto di sé e dei suoi pregiudizi”.

Allora, è inutile tentare di persuadere lo stupido con argomentazioni?

Sì, fatica sprecata. “Bisogna trovare altri metodi, cominciando a capirne l’essenza”. Diceva sempre Bonhoeffer. “La stupidità non è un difetto di intelligenza, ma di umanità. Esistono infatti uomini molto elevati intellettualmente, ma totalmente stupidi e uomini di basso intelletto per niente stupidi. Gli stupidi non nascono tali, ma sono resi tali. O meglio si lasciano rendere stupidi”.

L’instupidimento quindi comincia quando ci si fa affascinare dall’ostentazione di potere e di ricchezza.

Di fronte all’ostentazione di potere e di ricchezza, il candidato stupido resta privato della propria indipendenza e porta avanti, come suoi, gli obbiettivi del potente di cui è vittima. Inizia a parlare per slogan, frasi fatte e motti non propri. Trasformato così in strumento senza volontà, sarà capace di qualsiasi azione.

Tuttavia, ci ricorda sempre Bonhoeffer, gli stupidi non vanno disprezzati perché, anche se molto pericolosi, sono delle vittime.

E disprezzare le vittime, sappiamo bene, è il più grosso favore che si può fare al potere. Al contrario, non dobbiamo abbandonare queste vittime al nemico. Sarebbe un errore che porterebbe la civiltà verso la sconfitta. Dobbiamo mantenere un legame con loro per poi andare insieme a valutare i grandi eventi storici da una prospettiva diversa: quella degli esclusi e non più quella del potere.

Guardando il mondo da questa prospettiva, forse, potremo tutti incamminarci verso un modo di pensare e operare più libero dal generico addormentamento.