Oltre centocinquantamila famiglie in affitto, nei prossimi tre anni, rischiano di perdere la propria casa. Così hanno denunciato lunedì i due sindacati degli inquilini, Sunia Cgil e Sicet Cisl. La data non è una coincidenza: il primo lunedì d’ottobre è infatti stato designato dall’Onu “Giornata mondiale dell’habitat” per riflettere sullo stato delle città e sul diritto fondamentale di tutti a un alloggio adeguato. Secondo l’ufficio studi Uniat Uil, il mercato delle locazioni negli ultimi vent’anni ha visto aumentare esponenzialmente gli sfratti per morosità: erano il 13% nel 1983, sono saliti al 79% del totale dei provvedimenti esecutivi nel 2008.

Di male in peggio. Lo scoppio della bolla edilizia non solo non ha agevolato – come in molti, invece, si aspettavano – la discesa dei prezzi degli immobili, ma ha lasciato nel guado migliaia di affittuari, molti dei quali, complice una situazione economica sempre più complicata e precaria, ora rischiano addirittura lo sfratto.

Un problema europeo (nel Vecchio continente il disagio abitativo colpisce 70 milioni di persone, di cui uno sotto sfratto e tre senzatetto), ma soprattutto italiano. “Nel nostro Paese – sottolineano dal Sunia – negli ultimi cinque anni sono stati emessi 175 mila sfratti per morosità e oggi 750 mila famiglie hanno il contratto scaduto e non possono sopportare aumenti; inoltre 6,5 milioni di giovani, tra i 18 e i 39 anni, faticano a trovare un’abitazione”.

La situazione è drammatica soprattutto nelle grandi città. A Milano, ad esempio, sono più di 5.500 le famiglie sotto sfratto per morosità, mentre altre 11mila hanno chiesto un contributo all’affitto anche se, negli ultimi dieci anni, il fondo regionale è passato dai 58 milioni di euro del 2000 agli appena 44 del 2010. Come se non bastasse, nonostante sul territorio milanese siano state censite ben 81mila abitazioni sfitte, sono 18mila le famiglie che aspettano di ottenere una casa popolare.

Non va meglio a Roma, città nella quale è stato emesso il maggior numero di sfratti: nel 2009 si è arrivati a quota 8.729. “Le attuali offerte del mercato privato – affermano i sindacati degli inquilini di Roma e Lazio – sono incompatibili con le condizioni di reddito delle famiglie, soprattutto nei grandi centri dove più del 75% di queste percepisce un reddito inferiore a 20mila euro. Esiste un’area di disagio rappresentata da famiglie che hanno i requisiti per un alloggio pubblico, ma alle quali l’esiguità del comparto non riesce a dare risposta, né il fondo sociale le può sostenere; altre famiglie non hanno tali requisiti, ma per loro non c’è compatibilità con gli attuali canoni del mercato privato”.

Che fare? Sunia, Sicet e Uniat qualche proposta l’hanno messa sul tavolo: “Bisognerebbe – dicono – aumentare la proposta di edilizia residenziale pubblica non alienando gli appartamenti dei vari enti come hanno fatto Enasarco e Inps. Poi rivedere la cedolare secca in modo che il 20% pagato sul mercato libero venga trasferito sul 60% di imponibile del mercato contrattato e, soprattutto, introdurre una deduzione dell’affitto pagato dal reddito, così come previsto per il pagamento del mutuo prima casa”.

Massimiliano Del Barba

www.fpsmedia.it