A Reggio Calabria arriverà l’esercito. Non sarà usato per il controllo del territorio ma per vigilare i palazzi della Procura della Repubblica e della Procura generale. Lo ha annunciato il prefetto Luigi Varratta al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla quale hanno partecipato anche il procuratore Giuseppe Pignatone e il procuratore generale Salvatore Di Landro.
“Il Comitato – ha detto il prefetto – ha condiviso all’unanimità la mia proposta di chiedere la presenza dei militari. In questo momento il territorio, alla luce anche del fatto di ieri, ha bisogno di questa presenza, non molto visibile ma finalizzata alla vigilanza della Procura e della Procura generale”. Il vertice straordinario è stato convocato dopo l’avvertimento mafioso contro Pignatone, l’ultimo di una serie di atti intimidatori che – come ha detto Di Landro – “rendono meno vivibile quella città che avevamo sognato in termini di convivenza civile e serena”.

Alla fine dell’incontro il prefetto ha spiegato che la dell’esercito sarà discreta, “non molto visibile ma mirata a presidiare obiettivi fissi quali gli uffici giudiziari, in particolare la sede della Procura e del Tribunale, e la Procura generale”. “Il controllo del territorio è fatto dalle forze dell’ordine, ma anche la ‘ndrangheta lo controlla”, e per questo bisogna “far sì che il controllo del territorio sia in mano allo Stato”. Parlando delle intimidazioni ai danni di magistrati compiute negli ultimi mesi, Varratta ha evidenziato che “il lavoro straordinario compiuto da magistratura e forze dell’ordine sta infastidendo le cosche”, che sono “in fibrillazione e reagiscono in maniera nervosa”: “Quella di ieri è un’intimidazione ed è un chiaro segnale di preoccupazione. Anche perché è stato usato uno strumento, un bazooka, di cui le cosche non avevano mai fatto uso in precedenza”, ha concluso. Il lavoro d’indagine sta facendo luce sulla “zona grigia”: ”Ci sono stati, e sono tutt’ora attenzione di indagini, comportamenti da parte di funzionari o ufficiali infedeli che non sono stati irreprensibili nel loro lavoro”.

Antonio Manganelli, capo della polizia, ha ribadito che in Calabria “lo Stato c’è”, come dimostra la decisione di inviare “altre 40 unità tra poliziotti e carabinieri”, decisione che è già stata presa da Maroni “sia nelle attività di controllo del territorio sia in quelle di intelligence”.

Tuttavia sulla chiamata dell’esercito in Calabria si era pronunciata negativamente il sindacato di polizia Siulp tramite il suo segretario generale Felice Romano, che definisce quest’azione come un’ operazione di facciata”: “C’è innanzitutto bisogno di risorse, di mezzi e di strumenti per portare avanti le attività investigative”. “Se l’esito del Comitato dovesse ridursi al solo invio di militari da utilizzare ‘come guardiania’ al palazzo di giustizia – sostiene Romano – è bene che il ministro Maroni sappia che egli e l’intero governo si assumono la responsabilità di ‘disarmare’ l’azione di contrasto che si sta facendo contro la ‘ndrangheta calabrese ed esporre magistrati e investigatori ad atti di ritorsione che potrebbero concretizzarsi, poiché la criminalità organizzata riterrebbe queste persone completamente abbandonate dallo Stato”. Anche i segretari di altri sindacati di polizia esprimono dei timori, Giuseppe Tiani per la Siap e Enzo Letizia per l’Anfp, si dicono “fermamente convinti che militarizzare le nostre strade non sia la soluzione più adatta” e affermano “che sia necessario piuttosto il potenziamento delle forze dell’ordine già presenti sul territorio, con il concorso di un’opera di sensibilizzazione di tutta la società civile, dalle associazioni e dell’imprenditoria locale, di tutto il tessuto socio economico sano del Paese”.