Il banco è saltato, ma dall’altra parte del tavolo verde non ci sono giocatori che esultano. Il biscazziere ha perso per colpa dei manager di partito che hanno gestito negli ultimi anni l’azienda pubblica Casinò. Una macchina per danaro capace di incassare in un anno cifre vicine ai 200 milioni di euro e che oggi si trova col motore ingolfato, tra i fumi di una delle crisi economiche più difficili della sua storia. Il bilancio semestrale è stato chiuso qualche giorno fa con un 6,4 per cento in meno di incassi (sui nove mesi la perdita e’ del 4,6) e una perdita per il primo semestre di 12,5 milioni, destinata a chiudersi in linea coi venti milioni persi lo scorso anno.

L’amministrazione comunale di Venezia, unico proprietario della casa da gioco, che continua a mescolare le carte e cambiare i manager, in attesa di un segno più – visto che è il gioco d’azzardo che finanzia il welfare della città – è costretta a confrontarsi anche con i magistrati della Corte dei conti,  che aprono un’inchiesta (possibile che una casa da gioco sponsorizzi la Confraternita del Baccalà mantecato?) e con i dipendenti che nel corso degli ultimi tempi più di una volta hanno incrociato le braccia e smesso di far ruotare la pallina. Ma è davvero caduta dall’alto la crisi del gioco a Venezia? In realtà no.

Sponsorizzazioni sospette.
La Corte dei conti ha aperto un fascicolo e il vice procuratore Giancarlo Di Maio dovrà stabilire se è stato un danno erariale a versare 18 mila euro al Circolo nautico di Posillipo e i 5 mila elargiti alla Confraternita del baccalà mantecato. Per non parlare dei 2,3 milioni di euro dei quali a vario titolo hanno beneficiato società sportive, i 167 mila per “manifestazioni istituzionali”, i 309 mila di sponsor al Comune, 1 milione per gli appuntamenti culturali, ma nessuna voce in bilancio per Ca’ Foscari (l’università piace meno del baccalà, ovvio) né per l’Accademia di Belle Arti. Dodicimila euro invece sono andati al club Magnar ben e altri dodicimila allo Sci club Red Team di Cortina d’Ampezzo. E così via, fino ai 15 mila euro all’Assistenza Militense e i 16 mila alla parrocchia di San Lorenzo.

Stipendi d’oro.
Come sempre avviene in questi casi il capitolo che riguarda lo stipendio dei manager è sempre scivoloso. L’ex direttore generale percepiva 240 mila euro all’anno, 60 mila vanno al presidente, l’avvocato Mauro Pizzigati, e circa 25 mila ai consiglieri. Ma è il capitolo dipendenti quello che riserva maggiori sorprese. Un croupier della vecchia guardia (sono 400 su seicento dipendenti) arriva a guadagnare 15 mila euro netti al mese, lo stipendio più basso si aggira comunque attorno ai 105 euro lordi all’anno. Insomma, in linea con quello che percepivano i dipendenti Alitalia negli anni d’oro targati Iri.

Le strategie aziendali.
Quello che le organizzazioni sindacali fanno pesare all’azienda sono le scelte fatte negli ultimi anni. E cioè il depotenziamento dei tavoli verdi a favore delle slot machine. Una scelta suicida, secondo le sei sigle che rappresentano i lavoratori, visto che le slot sono ormai a ogni angolo di strada in tutte le città. A San Remo, la casa da gioco che delle quattro in Italia è quella che fa la parte di Cenerentola, vista la concorrenza insuperabile di Montecarlo, hanno puntano sul Texas Hold’em e le cose sono andate sensibilmente meglio, anche e soprattutto per gli operatori turistici che con i tornei di poker texano fanno guadagni superiori alla settimana del festival.

Il nuovo super manager.
A chiudere la forbice è il nuovo sindaco Giorgio Orsoni. Un anno fa ha sostituito Massimo Cacciari e ha chiamato Vittorio Ravà, manager di lungo corso, già responsabile immagine di Fiat auto e Benetton, poi amministratore delegato della Publikompass ed editorialista di Libero. Ravà al momento ha annunciato che non ci saranno tagli, ma il turnover comunque sarà bloccato. Ma soprattutto promette un rilancio, il taglio alle sponsorizzazioni e uno scenario diverso da quello che è stato fino a oggi. Ravà vuole riprendersi il banco. E il Comune vuole che la gallina torni a fare uova d’oro. Anche se non sarà per niente facile.

di Emiliano Liuzzi