“Segreto criminale” è la versione hard di Romanzo criminale. E la protagonista non poteva che essere lei, Sabrina Minardi, la ragazza che trent’anni fa tutti gli uomini potenti sognavano di portarsi a letto. Oggi è invece la supertestimone della storia più segreta che Roma ricordi. “Sei solo ‘na puttana e se non la smetti sei ‘na puttana morta “, diceva il Freddo a Patrizia nella versione televisiva del romanzo di Giancarlo De Cataldo. Il Freddo è Maurizio Abbatino e Patrizia è lei, la ragazza di vita che consuma le notti tra night e cocaina. Puttana morta, sono le stesse parole che qualcuno ancora le grida al citofono, dopo che ha cominciato a parlare di Emanuela Orlandi scomparsa il 22 giugno 1983 di fronte alla basilica di Sant’Apollinare, proprio lì, dove è sepolto Enrico De Pedis. Che era il suo uomo, ma anche l’ultimo potente capo della Banda della Magliana.
Difficile distinguere nelle 315 pagine di questo appassionante libro-intervista di Raffaella Notariale, edito da Newton Compton – tra verità e finzione. Sabrina confessa i suoi segreti alla giornalista che cinque anni fa l’intervistò per Chi l’ha visto, la trasmissione che ha fatto riaprire l’inchiesta sulla sparizione della ragazzina vaticana. Certamente sa più di quel che racconta, a volte si confonde, altre è più lucida di un verbale di polizia. Non si sta dieci anni con De Pedis senza colludere con i segreti di Stato. “È stata una grande passione, ma non gli sono mai stata fedele”, ammette. “Dicono che facevo la prostituta, ma io non ero una femmina da niente. Io mi divertivo, tornavo a casa con tre milioni in tasca, uscivo tutte le sere, mi riempivano di gioielli, soldi, regali importanti…”. I più generosi? Forse i cardinali: “Non ricordo dove ho conosciuto Marcinkus, ma rimase colpito. Fu molto diretto, a me invece piacevano i preamboli perché gli uomini di potere preferiscono pensare che ti stanno conquistando. Alla fine anche lui mi riempì di soldi”. Ma anche lei gliene portava, stipati nelle valigie di Vuitton che Renatino le consegnava. Anche un miliardo a volta. E tutti i guai sono cominciati quando quei soldi sono finiti nelle casse di Solidarnosc per desiderio di Papa Wojtyla. I soldi servono a fare soldi, è la filosofia di Sabrina. “Non facevo la puttana, usavo il mio corpo”.
Oggi l’avrebbero definita una escort, del resto a una festa incontrò perfino Casaroli, il potente segretario di Stato della Santa Sede. “Ma lui ci teneva a fare il pulito, quando cominciavano le ammucchiate preferiva andarsene”. Era bella Sabrina, minuta, gli occhi verdi, il viso da bambola. Vestiva Armani, andava in giro, avvolta nella pelliccia di volpe rossa, con cui una volta andò a trovare Renatino a Regina Coeli. “Ah, frooociaa!”, le gridò lui che si rodeva nel vederla tutta agghindata. Di quando era bella restano le foto del matrimonio con Bruno Giordano, il bomber della Lazio. “Lo amavo, ma ci siamo lasciati. Con Renatino sapevo che gli sarei rimasta accanto fino alla fine. Finito lui, finita anche io”. E così è stato il 2 febbraio 1990 quando lo uccisero in via del Pellegrino, abbattuto dai colpi di mitra sparati dalla moto di Giuseppe D’Inzillo (socio di Gennaro Mokbel in Sudafrica, come racconta l’ultima inchiesta sul vero romanzo criminale). Sabrina era la stella attorno cui ruotava l’Italia dei misteri: Ior, Banco Ambrosiano, P2, Banda della Magliana. Nel romanzo erotico transita perfino Roberto Calvi, gli incontri con il presidente dell’Ambrosiano avvenivano in macchina: la Limousine dai vetri blindati con cui il banchiere braccato dalla paura circolava. “Lo avevo conosciuto a una festa di Flavio Carboni, la mattina dopo lui mi telefona: ‘Ma lo sai che hai fatto gran colpo?’”. Inesauribile, ieri come oggi il capo della P3 si prodigava nel tessere incontri, relazioni, affari che spesso passavano (e passano) per le camere da letto. “Lui era molto cerebrale.
Non c’è quasi mai stato sesso, solo una volta nei nostri momenti di perdizione (!?)”.Forse aveva altro per la testa, pochi mesi dopo lo uccisero. Il letto di Sabrina era un crocevia di favori e ricatti. Ma non ricorda di aver mai incontrato un poliziotto. Eppure sullo schermo, dove viene interpretata da Anna Mouglalis, strafatta di cocaina la vediamo abbandonarsi tra le braccia di un importante poliziotto (in arte Stefano Preziosi). Sì, Dandy aveva bisogno delle sue amicizie, delle sue entrature, di quel mondo di santità e peccati da dove lei entrava e usciva a piacimento. Fu Sabrina a presentargli Carboni – che nega – Marcinkus e quel cardinal Poletti che firmò il nullaosta per la sepoltura a Sant’Apollinare. Ma come ha fatto De Pedis a diventare il capo della Banda della Magliana a soli trent’anni? “Era un uomo del Vaticano, credo per questo”. Verità o finzione?













