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Studenti, precari e mazziati

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Ricevo (all’indirizzo ricercatori@ilfattoquotidiano.it) e pubblico la lettera di una studentessa fuori corso costretta ad abbondanare gli studi per l’aumento delle tasse universitarie:

Chiedo scusa anticipatamente per questo sfogo personale. In questi giorni mi sto ponendo diverse domande leggendo gli argomenti trattati. In questa Italia dove si parla di case situate a Montecarlo, di leggi ad personam, di città ricostruite, emergenza spazzatura risolta, ponti sullo stretto, linee di alta velocità, salvataggi di compagnie aeree e navali, di riduzione del personale scolastico, di affollamento nelle classi scolastiche, ghettizzazione dei disabili nelle scuole, possibile creazione di mini-soldati, raid contro gay ed immigrati e l’elenco potrebbe protrarsi ancora e ancora, mi rendo conto che i problemi dei singoli cittadini sono inezie paragonati a questi enormi problemi nazionali, però tutto quello che succede in questa Italia, di riflesso, colpisce anche noi singoli cittadini.

Ho 35 anni, sono disoccupata e devo mantenermi da sola, adattandomi ad accettare lavori di ogni tipo pur di arrivare alla fine del mese e poter pagare le spese, ho fatto ogni tipo di lavoro senza mai disdegnare nulla, e intanto oltre a cercare un’occupazione che mi dia almeno una parvenza di stabilità e dignità, stavo cercando di portare a termine gli studi universitari. Trasferitami da 3 anni in un’altra città in cerca del miraggio-lavoro (ad ogni colloquio che ho sostenuto mi sono sentita rispondere sempre nello stesso modo: “Cerchiamo una persona più giovane“), ho dovuto anche trasferirmi come università: dopo 2 anni di fermo per le varie incombenze burocratiche, finalmente a settembre del 2009 potevo iniziare a sostenere gli esami nel nuovo ateneo…problema: i libri per sostenere gli esami costano e non avendo un lavoro fisso dovevo scegliere: pagare le spese di casa e mangiare oppure comprare l’occorrente per sostenere gli esami, naturalmente la scelta era obbligata quindi per un anno non sono riuscita a sostenere gli esami. Problema mio, il ritardo mi penalizzerà ma, mi sono detta, pazienza ci metterò un po’ in più. A settembre del 2010, invece, mi arriva una lettera dall’università dove mi comunicano che per gli studenti inattivi o fuori corso ci sarà un aumento delle tasse universitarie del 50%.

Ora, tutto questo è solo un mio problema, sarò costretta a lasciare l’università perché se non potevo permettermi di comprare i libri come potrò mai permettermi di pagare un aumento delle tasse del 50%? Ma mi è nata una rabbia dentro, perché in tutte le ricerche che ho fatto sull’argomento, nessuno o quasi lo ha trattato…gli studenti dovrebbero essere il futuro di un paese e invece nel nostro sembra siano solo pedine da utilizzare per incrementare le casse degli atenei. Poi ci si stupisce che le menti eccellenti del nostro paese si trasferiscano all’estero, ma è vita questa? Ci hanno tolto tutto e ora si portano via anche la nostra dignità.

Maria D.B.

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