
A furia di mettere sul tavolo “pistole fumanti”, può accadere che la polvere da sparo lasci strane tracce. L’ultima “prova provata”, sul caso Fini, è la seguente mail: “La sorella del cliente sembra avere un forte legame con uno dei politici coinvolti”. Il cliente-fratello sarebbe quindi Giancarlo Tulliani, la sorella sarebbe Elisabetta, il politico Gianfranco Fini. E quindi: la casa monegasca, ereditata da An, sarebbe finita nella proprietà di Giancarlo Tulliani. La mail è firmata da James Walfenzao: l’uomo che ha acquistato l’appartamento da An e poi l’ha rivenduto a un’altra società offshore. Siamo dinanzi alla nuova “pistola fumante”. Pubblicata dall’Avanti e dal suo direttore Walter Lavitola.
Scoop condiviso con la Repubblica e Il Giornale della famiglia Berlusconi che ieri ha titolato: “Ecco la mail che farà dimettere Fini”. A uno sguardo attento, però, l’email presenta un errore: se Walfenzao avesse voluto scrivere “la sorella del cliente”, l’inglese corretto sarebbe: “the client’s sister”. Se avesse voluto scrivere “la sorella dei client”, la traduzione corretta sarebbe: “the clients’ sister”. Nella mail di Walfenzao l’apostrofo non c’è, nè dopo la “t”, nè dopo la “s”, ma resta il fatto che c’è la parola sorella.
Fini risponde che si tratta soltanto di un “dossier avvelenato”. Il leader de La Destra Francesco Storace invita il presidente della Camera a non limitarsi alle dimissioni ma a “sparire dalla politica”. E l’associazione finiana ‘Generazione Italia’ risponde che la mail “non può provare che Tulliani sia il vero proprietario dell’appartamento” e che Lavitola – “personaggio squalificato, attore da B-Movie” – deve chiarire il “ruolo del presidente Berlusconi”.
Lavitola, dal canto suo, dice d’aver investito 30mila euro in quest’inchiesta giornalistica e spiega l’investimento con il numero di copie che, di conseguenza, l’Avanti avrebbe potuto vendere. Perché mai allora – viene da chiedersi – dividere lo ‘scoop’ con la Repubblica e Il Giornale? Intanto Repubblica svela un retroscena: “Quando ha saputo della roba che avevo raccolto a Santa Lucia – avrebbe detto Lavitola – il premier mi ha detto: “Queste informazioni devi girarle a Sallusti (direttore de Il Giornale, ndr)’”. Lavitola ieri ha smentito annunciando di voler querelare Repubblica. Resta il fatto che con Berlusconi, però, ha da tempo un rapporto confidenziale.
È anche vero che la pistola “fuma” in un momento ben definito: Fini ha da poco annunciato, dinanzi a una simile evidenza, che si sarebbe dimesso. Il punto non è soltanto l’attendibilità della notizia. È il suo tempismo e il suo eventuale utilizzo politico. Molti aspetti di questa vicenda sfuggono alla logica: Lavitola si muove usando mezzi costosi Cnn, e si dedica a questa vicenda da parecchi mesi mentre, in realtà, è a capo d’un quotidiano che vende pochissime copie.
La storia è nota ma è necessario riepilogarla: l’appartamento di Montecarlo fu lasciato in eredità, ad Alleanza Nazionale, dalla signora Anna Maria Colleoni. Il Giornale scopre che, in quella casa, vi abita Giancarlo Tulliani. Se questo è certo, non è chiaro, però, a chi appartenga l’immobile: An lo vende alla società offshore Printemps che, a sua volta, lo rivende a un’altra società anonima, la Timara. Entrambe sono registrate nello Stato “offshore” di Santa Lucia: sia Printemps, sia Timara, sono due schermi bui: non è possibile conoscere il nome dei loro proprietari. Il Giornale cerca di svelare il nome del reale proprietario. Ma riesce a scoprire soltanto che la coppia Fini – Tulliani a Roma acquista una cucina destinata a un appartamento di Montecarlo. È la prima “pistola fumante”. Basterebbe aprire le porte della casa per dimostrare il contrario, ma bocche e serrature restano serrate. La pistola fuma poco, tuttavia continua a fumare, finché una fotografia della casa monegasca mostra una cucina identica a quella scovata da Il Giornale. Ma è niente rispetto a quanto riesce a scovare Lavitola.
Le pistole in arrivo dal Sudamerica sono molto più pesanti. E qualcosa sfugge alla logica. Lo ‘scoop’ arriva – ripreso da Dagospia – da un quotidiano di Sant Domingo: c’è una lettera, scritta dal ministro di Giustizia Rudolph Francis, al premier di Santa Lucia, dove si legge: “Tulliani è il titolare effettivo della società”. Da uno Stato, che fa della riservatezza il fondamentale patrimonio finanziario, trapela un segreto che – per il solo fatto d’essere rivelato – rischia di minarne l’economia. Francis conferma a Il Fatto: la lettera è autentica. Convoca una conferenza stampa. Lavitola atterra nell’isola con un jet privato: “Me l’ha prestato un amico”, dice. Rivolge a Francis l’unica domanda alla quale il ministro risponde. Riguarda l’esistenza di una mail firmata da Walfenzao. È un riuscito lancio pubblicitario dello scoop di ieri. Nel quale ha investito parecchi soldi. E del quale, oggi, nega che l’amico Berlusconi sappia qualcosa.
da il Fatto Quotidiano del 3 ottobre 2010














