Fino a poco tempo fa questa parola inglese era del tutto sconosciuta. Ciò che le sta dietro, invece, era assai diffuso, come dimostra il can can di questi mesi. Ognuno però se lo viveva per conto suo, nel silenzio, o al massimo ne parlava con gli amici, venendo spesso criticato e giudicato un sognatore.

Per curioso paradosso, tuttavia, nel momento in cui è diventato una parola conosciuta, il Donwshifting è stato considerato da molti come un diritto. Qualcuno mi scrive “Indisponente (…) L’idea di base è sicuramente saggia: non lasciarsi abbindolare dai bisogni indotti dalla pubblicità e dagli stili di vita dominanti, spegnere la TV, consumare meno e perciò lavorare meno avendo molte meno necessità da soddisfare. (…) Ma deve essere estesa a una platea larga, a prescindere dall’età, dal reddito e dal livello culturale”.
Come dire: Downshifting per tutti.

La cosa che colpisce è l’irritazione di chi ha scritto quel messaggio, tale Lapo (spero non quel Lapo, altrimenti mi viene da ridere). La cosa che lo fa andare in bestia è che il Downshifting possa essere riservato a qualcuno e non a tutti, naturalmente partendo dal parametro del denaro. Non lo sfiora neppure l’ipotesi che molti dei vincoli siano psicologici, esistenziali, personali.

Non lo sfiora neppure un’altra evidenza: Quale scelta umana, quale condizione sociale, quale lavoro, quale fortuna, quale filosofia, quale obiettivo sono mai stati accessibili a tutti? E’ mai esistita una condizione umana di cui tutti potessero usufruire indiscriminatamente? S’è mai visto nell’umanità un principio, una possibilità, disponibili e fattibili da chiunque ed esattamente in egual misura? Perché fare l’artista è così? Il lavoro è così? La carriera, sposarsi, l’amicizia, l’amore, lo studio, navigare, andare in automobile, scalare una montagna, vincere una causa legale, essere eletti in politica, fare figli è così? Mi pare di no.

Mi pare che il destino dell’uomo favorisca l’elaborazione di idee, scelte, valide per pochi, per molti, per moltissimi, ma poi lasci alle capacità e alle scelte del singolo la loro realizzazione. Secondo quale principio il Downshifting, per essere valido, dovrebbe essere estensibile a tutti? Quel che a me interessa è che, volendo, sia possibile per la stragrande maggioranza, cioè che esista l’opzione di una vita diversa! Questa è una buona notizia, mentre quella cattiva non c’è.

Quelli che dicono “ma il Downshifting non può essere fatto da tutti” non sono sereni, cercano l’estrema prova che qualcosa non va, che c’è qualcuno che ci marcia, per essere al riparo loro. Nessuna attività può essere fatta da tutti. C’è sempre qualcuno che resta fuori. Però, con questa obiezione, costoro sperano di salvarsi l’anima, e questo rende l’obiezione impura, inutile a far progredire l’analisi. E anche a salvare le loro coscienze.