Ormai è chiaro, si vota in primavera e la campagna elettorale è già cominciata. Sarà bene che le opposizioni ne prendano atto e si attrezzino di conseguenza. Cincischiare sarebbe un suicidio. Perché una seconda cosa è evidente, non saranno elezioni, sarà un referendum: se piegarsi alla dittatura di Berlusconi, con annessa licenza per Bossi di devastare il Nord con razzismo e separatismo, o se finirla col regime delle cricche e porre all’ordine del giorno la realizzazione della Costituzione.

Se la nefanda accoppiata vince, infatti, Berlusconi diventa presidente della Repubblica, si garantisce una Corte costituzionale a sua immagine, cambia in sei mesi gli articoli della Carta che non gli vanno a genio. In un paio d’anni realizza per via legale il suo disegno di totalitarismo proprietario.

Le opposizioni possono impedirlo, anche facilmente: nel paese lo “zoccolo duro” berlusconian-bossiano contro la Costituzione è inferiore a un cittadino su cinque. Bisogna dunque conquistare il non-voto e il voto incerto, quella metà e oltre di italiani che non hanno ancora deciso a quale “meno peggio” si acconceranno.  

Una prima conseguenza si impone: le opposizioni si autocondannano alla sconfitta se non ottengono la presenza – come alleati – di liste della società civile, autonome dai partiti, nate dai movimenti, critiche, scomode, ma irrinunciabili se davvero si vuole avere un voto in più di Berlusconi.

Seconda conseguenza: non è con alchimie di vertice che si realizza la “vocazione maggioritaria” delle opposizioni, ma esattamente con l’opposto: attraverso il crogiolo della mobilitazione popolare per le primarie. Da cui uscirà il programma, cioè gli obiettivi prioritari e il leader capace di renderlo credibile.

Il programma in fondo c’è già, almeno nel comune sentire degli elettori democratici – di tutte le sfumature: realizzare la Costituzione. Sono solo i vertici dei partiti che complicano le cose con le loro incoerenze (più o meno grandi) e i loro interessi di casta (più o meno inconfessabili).  

Sul nome del leader circolano invece inconsulte stravaganze masochiste, tipo Luca Cordero di Montezemolo, come se a votare fossero solo le combriccole del ceto politico, gli affezionati delle società off-shore e le signore al botulino, anziché cinquanta milioni di italiani.

Si impegnino perciò le opposizioni – subito – a primarie vere, aperte alla società civile. Candidati per stracciare Berlusconi non mancano, tra economisti, giornalisti, giuristi, preti, magistrati. Anche magistrati, perché no?