“Al’interno del partito a fare da tramite con Berlusconi erano Marcello Dell’Utri e Denis Verdini, in stretti rapporti soprattutto con Flavio Carboni. Pasquale Lombardo faceva invece riferimento a Gianni Letta, cui si rivolgeva spesso per ogni questione di suo interesse, per telefono o anche a Palazzo Chigi su appuntamento. Ma Lombardo, a quanto mi risulta, si incontrava anche con Berlusconi. Diceva che il premier aveva un credito nei suoi confronti. Una volta mi disse di accompagnarlo, ma io rifiutai”. Sarebbe questo uno dei passaggi più interessanti dell’ultimo interrogatorio di Arcangelo Martino, ascoltato per la seconda volta il 24 settembre scorso nel carcere di Regina Coeli dai pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli.

Incuriositi i magistrati gli hanno chiesto come mai non fosse interessato a quell’importante incontro con il premier e Martino, che ormai tutti considerano il pentito della P3, ha risposto in modo sprezzante: “Lombardi doveva essere accompagnato da Nunzia De Girolamo e a me non piace parlare di questioni politiche in presenza di una velina”. Ma l’onorevole De Girolamo non è una “velina”, risulta sia un deputato, hanno replicato i pm. “Lo so, ma per me resta una velina”, ha ribattuto l’indagato con un certo fastidio.

Naturalmente quando Martino parla di “partito” o “questioni politiche” si riferisce a quel groviglio di affari, raccomandazioni, aggiustamenti giudiziari che per la P3 erano pane quotidiano. Non sempre la sua testimonianza segue un filo logico. Il 22 agosto ha tentato il suicidio in carcere, il 2 settembre scorso ha perso la moglie, è profondamente prostrato. Anche per questo ieri mattina è tornato a casa, agli arresti domiciliari, benché il giudice del Riesame, Giovanni De Donato, non sia affatto convinto che abbia detto tutta la verità.   Come scrive nel provvedimento di sole tre pagine: “Martino ha reso al pm dichiarazioni che lumeggiano alcuni fatti delittuosi in contestazione, ma ha eluso il proprio effettivo ruolo affermando di essere cinicamente strumentalizzato dal Lombardi”. Ma gli avvocati della difesa Giuseppe De Angelis e Simone Ciotti domani torneranno alla carica chiedendo l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, i pm Capaldo   e Sabelli hanno già dato parere favorevole. Anche tenuto conto che, proprio nell’ultimo interrogatorio, l’indagato non ha esitato a delineare il ruolo di vertice svolto da Berlusconi nella cosiddetta P3.

Ma per tornare alle indiscrezioni sull’ultimo interrogatorio, trapelate a fatica fonti investigative e giudiziarie, non è la prima volta che Martino coinvolge il nome di Nunzia De Girolamo nelle vicende della P3. Il 19 agosto scorso, durante il primo interrogatorio, aveva raccontato che la giovane deputata (considerata per la sua avvenenza la Carfagna del Sannio) aveva presenziato il 23 settembre 2009 a uno dei ricorrenti pranzi organizzati proprio da Lombardo presso Tullio, noto ristoratore romano. In quell’occasione, secondo Martino, erano presenti oltre a Carboni anche Caliendo, l’ex procuratore generale Antonio Martone, il capo degli ispettori Arcibaldo Miller, il deputato Renzo Lusetti, l’ex assessore campano Sica. Un giorno importante il 23 settembre, come sappiamo, per l’imminente decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma anche per la questione del Lodo Mondandori su cui era chiamata a decidere la Corte di Cassazione. A suo dire Carbone doveva dare una mano. Tanto che Lombardo, a un certo punto, aveva abbandonato la tavolata dicendo di doversi recare a piazza Cavour. Era tornato un’ora e mezzo dopo affermando di aver ricevuto parole rassicuranti, in merito al fatto che il Lodo Mondadori sarebbe stato affidato alle Sezioni Unite come poi in effetti avvenuto.

Nunzia De Girolamo ha già smentito: “Non sono mai stata a pranzo con Lombardo. Il 23 ero in Aula a votare, non ho mai visto in vita mia né Martino, né Carboni, né Sica”. Ma un qualche interesse in tutta la vicenda la deputata campana, che ha sempre vantato grande feeling con il premier, in quel periodo l’aveva. Anche se per motivi diversi. Durante l’estate, mentre il caso Cosentino infuriava (a causa della richiesta di arresto avanzata dalla procura di Napoli) più volte era stata segnalata a vertici del Pdl. In un’occasione dichiarò di aver consigliato a Cosentino di dimettersi, a un certo punto circolò la voce che sarebbe stata lei a prenderne il posto a capo del Pdl campano. E a conferma della grande amicizia con Berlusconi ci sono quelle foto del 5 agosto 2009, che la vedono al pranzo che si tenne a Villa Certosa in occasione del compleanno della figlia Marina. Una festa in famiglia.

Da il Fatto Quotidiano del 29 settembre 2010